Capri e Anacapri: la guerra è finita

Il Giornalista - Fondazione Capri
07 giugno 2009 – Riappropriarsi, dell’isola per riaffermare la tradizione di Capri come, laboratorio di produzione artistica e culturale. Rispettarne i valori di storia e di paesaggio.

Fondazione Capri - Il GiornalistaIntegrare gli stimoli dell’arte di oggi attraverso il monitoraggio delle tendenze espressive emergenti a livello internazionale e con lo sguardo volto alle future generazioni capresi. Questi sono alcuni dei “comandamenti” di chi ha voluto la Fondazione Capri, connubio di forze istituzionali e cittadine affiancate dall’assessore al Turismo della Regione Campania Velardi. Da molti considerata una svolta epocale per la presenza tra i soci fondatori, almeno una volta insieme, dei sindaci di Capri ed Anacapri, Comuni che la storia ricorda segnati da annose vicende antagonistiche. Molti gli eventi in programma, in collaborazione con le scuole, che declineranno il tema promo-culturale: progetti di danza, arte contemporanea, fotografia, tra i primi, di un “cartellone” che andrà avanti fino a ottobre e che porterà sull’isola artisti internazionali: dalla coreografa Carolyn Carlson all’esponente della transavanguardia pittorica Sandro Chia. Ospiti la cui presenza si confida valga a stimolare e formare le capacità artistiche dei giovani capresi, ai quali, peraltro, la Fondazione favorirà i soggiorni all’estero con borse di studio. L’annunzio della nascita della Fondazione è stato dato ad un, affollato parterre di giornalisti, habitueès e qualche vip riuniti al teatro Quisisana: atmosfera low profile ma con il sentimento di essere protagonisti e testimoni di un evento importante. D’altronde l’augurio di un antico amante dell’isola quale Giorgio Napolitano, Capo dello Stato, fortemente legato all’isola da “motivi antichi e personali” – come sottolineato nel suo messaggio – è non piccolo viatico per i promotori. Tra i quali figurano esponenti di note ed importanti famiglie isolane: gli albergatori Gianfranco Morgano (presidente), Tonino Cacace e gli orafi Aprea e Federico. Accanto a loro la ninfa Egeria della cultura isolana Ausilia Veneruso col marito Riccardo Esposito, noti librai-editori.

C’è anche un, esponente della famiglia Staiano, cui fanno capo tutti i pulmini che scarrozzano le comitive multilingue protagoniste del turismo “mordi e fuggi”. Auspici di pace e collaborazione da parte dei sindaci Ciro Lembo (Capri) e Mario Staiano (Anacapri) che dicono: «Mettere da parte da parte anacronistici antagonismi a vantaggio della collegialità di scelte». Nobile intento, finalizzato all’esigenza di riscoprire un turismo colto e sensibile. E, possibilmente, anche ricco.
Certo comincia a farsi strada la necessità di restituire a Capri; il più possibile, l’identità sempre più deteriorata dall’assenza d’una visione equilibrata circa) modi di sfruttarne la risorsa turistica: La nascita della Fondazione ne è testimonianza. Non è escluso – almeno questo uno dei giudizi raccolti fuori del Quisisana – che ad illuminare le coscienze dei cittadini autorevoli dell’isola abbiano contribuito anche episodi eclatanti come l’ingorgo pedonale verificatosi durante i ponti di avvio della scorsa stagione, che aveva richiesto l’intervento della protezione civile in soccorso
di migliaia di croceristi rimasti bloccati ai lati della piazzetta.
D’altronde c’è un ruolo sociale dell’imprenditore, ha sottolineato il presidente Morgano, che deve affiancare le istituzioni. L’individuazione di un progetto unico, ampio e condiviso ha consentito – è quanto ha spiegato Velardi – di unificare quei finanziamenti a pioggia a favore di un unicum iniziale (circa 400 milioni di euro) affidandone la gestione alla Fondazione. Motivo di orgoglio per imprenditori che abbiano a cuore la crescita culturale del proprio territorio – secondo Cacace – chiamati ad una sfida: “aprire i propri cancelli dei siti artistici esclusivi per distribuire la ricchezza della conoscenza”.

Chiara del Gaudio

Il mito del conte Fersen

Dandismo a Villa Lysis. La rassegna delle foto pornografico e di Von Gloeden
Tra i progetti della fondazione Capri spicca la mostra fotografica dell’archivio Alinari/sole 24 ore in programma dal 19 luglio al 4 ottobre in collaborazione con l’associazione culturale La Conchiglia di Ausilia e  Riccardo Esposito, dal titolo Dioniso a Villa Lysis: la fotografia di Wilhelm von Gloeden, fotografo tedesco noto per aver rappresentato immagini di adolescenti senza veli in una idealizzazione romantica del rapporto uomo- natura. Nel 1878 il rampoIlo di una nobile famiglia tedesca, appena ventenne, era giunto a Taormina dopo una sosta a Capri dove aveva incontrato il cugino Von Pluschov, autore di fotografie considerate a quel tempo pornografiche, e per l’età delle ragazzine, al limite della pedofilia. Ma per mancanza di “concorrenza” dal mercato promettente. La storia racconta che fu lui a iniziarlo al genere artistico che procurò ad entrambe un noto processo per commercializzazione e diffusione di materiale pedopornografìco che riabilitò l’arte di Von Gloeden solo post mortem. La scelta per la mostra deIla location, ai più nota come Villa Fersen, è da attribuirsi a Nino Cesarino modello di Von Pluschov amante del conte Jacques d’Adelsward Fersen. Questi aveva fatto della sua dimora il simbolo androgino della vita libertina dell’isola dei primi del ‘900; frequentata da intellettuali dell’epoca era divenuta polo attrattivo dei fermenti culturali e artistici internazionali. Ne raccontò Peyrefitte nell’Esule di Capri pubblicato nel 1959 dapprima in Francia poi in Italia consapevole di aver creato il culto di un’epoca. Alla morte del conte, la villa subì, alterne vicende che la videro al centro di querelle ereditarie e tentativi di azioni speculative. Nel 2001, acquisita, al patrimonio comunale di Capri per otto miliardi delle vecchie lire, le intenzioni della neo nata fondazione sono di farne rivivere l’animus di laboratorio creativo di nuove sperimentazioni.

Mazzetti

I malanni: motoscafi e suv
Ernesto Mazzetti, giornalista e geografo, ha scritto, tra gli altri “Capri Ischia Procida dal mito alla metropoli” e “Il mare della Campania.” «Promotori della Fondazione – dice – sono alcuni imprenditori capresi che, lodevolmente, acquisiscono ruolo nella classe dirigente isolana. Operano direttamente nel turismo e in promozione culturale del turismo. Hanno un problema di grande rilievo: la progressiva perdita dell’identità caprese. Un paesaggio del mito, non distrutto ma certo imbruttito dal diffondersi di troppo scadente edilizia. Orde di turisti “mordi e fuggi”: e di residenti che ostentano la loro cafonaggine in terra nei Suv e a mare nei motoscafi. L’isola attuale, a differenza d’un pur recente passato, vive solo d’estate. E vive male. Potrà la Fondazione, rovesciare tendenze allo snaturamento di Capri?»

De Seta

Insufficienti i fondi
Cesare De Seta storico dell’arte dell’architettura ha curato un importante studio sull’interpretazione del paesaggio caprese nell’arte e nella grafica: va a Capri da quando era bambino. «Mi sono sempre occupato dei temi dell’isola legati alla tutela dell’ambiente – dice – e mi auguro che questa fondazione e i Comuni in particolare, per la prima volta insieme dopo decenni di lotte, abbiano a cura l’immagine di Capri. La presenza di imprenditori dell’isola, mi auguro possa garantire alla Fondazione il necessario sostegno finanziario e se le intenzioni, in tempi di crisi, sono quelle di promozione turistica, si spera che abbiano un baricentro storico-artistico-culturale: ciò che serve è una immagine diversa, quella che un tempo ha ispirato artisti e letterati

Durante

Violentati dalla cultura
Francesco Durante giornalista e scrittore è autore di saggi e articoli dedicati all’isola afferma che la fondazione risponde ad un problema irrisolto: «L’isola, ha sempre vissuto le iniziative di cultura come imposte dall’esterno proponendo un modello di sviluppo interamante pensato sulla fruizione degli stranieri e non sulle esigenze degli isolani. Il fatto che si capovolga questo sistema e che siano i capresi a scegliere il destino del loro futuro, comporta un cambio di prospettive deciso: finalmente ci si rende conto che la cultura non è un giochino vizioso degli stranieri ma una leva essenziale delle fortune turistiche dell’isola. Capri è una straordinaria mistura di natura e cultura. Alla pari di un monumento è un bene che va tutelato, disciplinando l’afflusso dei gitanti per migliorare la fruizione di tutti.

Ciuni

Si pensi al mare
Giornalista e scrittore Roberto Ciuni ha pubblicato tra gli altri volumi “I peccati di Capri” afferma che la discesa in campo di questa fondazione non è direttamente politica ma lo è in maniera collaterale per la presenza oltre alle istituzioni, di cittadini autorevoli che mettono il loro impegno per il futuro di Capri. «Ci sono da proteggere sull’isola – afferma – beni che necessitano di un intervento culturale e che solo la mobilitazione congiunta di isolani e cittadini di altri luoghi può salvare: penso alla natura, non tutta di pertinenza istituzionale, la questione del mare pulito è interesse della collettività; penso ai monumenti, di pertinenza istituzionale, ma gestiti malissimo e al fatto che possano essere dato in gestione alla fondazione. Essa può assumere impegni di carattere e promozione civica».

De Gregorio

Più spazio ai giovani
Vincenzo De Gregorio caprese, prete, musicista accoglie la nascita della fondazione affermando che finalmente si comincia a ragionare in termini di confronto e di indirizzo su temi che interessano l’isola e auspica che l’aspetto culturale non sia trascurato. «Spero, prosegue che non si inseguano inutili e costosi grandi eventi. Ci sono spazi bellissimi ma il loro uso è sempre eccezionale. Sono presenti energie positive con degli eventi che coinvolgono il mondo intero, nell’aspetto letterario legato allo spirito umano, ma che non sono considerate: il Premio Capri San Michele il cui albo d’oro presenta i più grandi nomi della cultura internazionale della nostra storia recente prossima e remota. E auspicio è che la Fondazione non penserà solo ad “extra” per gli ospiti, ma anche ad “intra” per i giovani isolani».

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