La perversione del barone

Giornale-Arte

Luglio/Agosto 2009 – Pioniere dell’arte omoerotica, il barone e fotografo Wilhelm von Gloeden (1856-1931), è considerato un precursore del movimento d’emancipazione omosessuale. La sua traiettoria professionale fu strettamente legata all’isola di Capri, dove si rifugiò durante lunghi periodi e dove diede libero sfogo alla sua creatività. Per questo la mostra «Wilhelm von Gloeden, Nudi, paesaggi e scene di genere», aperta dal 19 luglio al 4 ottobre, sarà la prima attività della nuova Fondazione Capri, recentemente costituita da Gianfranco Morgano e Antonio Cacare, collezionisti e albergatori. con l’appoggio dell’associazione culturale e casa editrice La Conchiglia.

Il Giornale ArteLa Fondazione Capri si propone di reimmettere l’isola nel circuito del turismo culturale internazionale, riaffermando la sua vocazione di laboratorio artistico e intellettuale, con un intenso programa di mostre, spettacoli, workshop e seminari. La mostra di von Gloeden, curata da Italo Zannier, comprende oltre un centinaio di copie vintage, conservate nell’Archivio Fratelli AlinariSole 24ore, soprattutto foto di adolescenti imberbi e alcuni autoritratti lievemente narcisisti, insieme a una selezione di scatti di suo cugino Wilhelm Plüschow e a oggetti e strumenti di lavoro originali dei due fotografi. Sede della rassegna sarà proprio quella Villa Lysis, edificio rappresentativo della cultura simbolista costruito dal barone e poeta Jacques Fersen nel 1905, dove Plüschow realizzò i celebri ritratti di Nino Cesarini, amante del nobile. Si espongono anche le immagini di Vincenzo Galdi, uno dei modelli preferiti di Plüschow, forse il suo amante, che a sua volta divenne fotografo di nudi maschili e aprì una galleria d’arte. Von Gloeden, che iniziò la sua carriera italiana fotografando paesaggi e vedute panoramiche, si dedicò ben presto a immagini ancora oggi ritenute ai limiti della pornografia. «Una produzione che, se riletta senza pregiudizi convenzionali, si rivela, salvo alcune eccezioni, di delicata castità, quasi naïf e d’una ironica, ingenua e accattivante poesia. Sono rari infatti i nudi fortemente audaci, imbarazzanti o scandalosi», assicura Zannier. I giovani immortalati dall’obiettivo di
Von Gloeden «sembrano scelti con la cura dello studioso di antichità», belli e disponibili come divinità pagane. idealizzati dalla visione nordica e romantica della mitologia.
Il suo rifugio caprese iniziò a essere frequentato dai rappresentanti della cultura decadente dell’epoca, tra cui Gabriele d’Annunzio, Oscar Wilde, Eleonora Duse e Anatole France, ma anche il magnate delle acciaierie e delle armi Friedrich Alfred Krupp, un entusiasta ddi Capri che fece costruire un sentiero che porta il suo nome per raggiungere più agevolmente Marina piccola dalla sua residenza abituale, l’hotel Quisisana, attualmente proprietà di Gianfranco Morgano. presidente della Fondazione Capri. Nonostante l’ambiente dell’isola ai primi del ‘900 fosse particolarmente liberale, i due cugini furono accusati di atti osceni e adescamento di minori: Von Gloeden, più famoso, riuscì a sfuggire al processo, che poi si svolse postumo, mentre Plüschow fu condannato e dopo alcuni mesi di carcere, nel 1910 abbandonò definitivamente l’Italia. A testimonianza di quel brutto periodo si espongono documenti e foto dei processi e lastre ancora bloccate dai sigilli del tribunale.

Roberta Bosco

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