Ossessione Gloeden

Corriere della Sera

18 agosto 2009 – Wilhelm von Gloeden, il grande fotografo tedesco fra ‘800 e ‘900, amava i travestimenti, il camuffamento, il make-up della realtà. Il fascino del Sud (Italia, Grecia), ma anche del vicino Oriente o dell’Africa mediterranea, trasforma l’uomo «civilizzato» in un sileno ebro, in un predone arabo in atteggiamento lezioso. In un suo autoritratto degli anni italiani von Gloeden sembra Lawrence d’Arabia, e con quel tanto di teatrale, di inautentico, che il rispecchiamento in pose esotiche comporta. Nel 1878, a ventidue anni, il fotografo scopre il fascinodi Taormina.

Corriere della SeraSarà lì il suo atelier, prima accanto al Teatro Greco, poi a piazza San Domenico. Lavora furiosamente, in trance, ma con una qualità tecnica, una ossessione dei dettagli, un nitore classico che non verranno mal meno, anche se le immagine erotiche, i nudi maschili, i giovani corpi danzanti e coperti di fiori sullo sfondo dell’Etna riempiranno gli album proibiti di mezza Europa quale clamoroso esempio di arte voyeuristica. E significativa la visita che nel 1880 von Gloeden fa a Francesco Paolo Michetti, pittore, fotografo ditemi fra il sacro e il profano, nello studio di Francavilla a Mare. Domani a Capri, negli ambienti di Villa Lysis, s’inaugura una grande mostra dell’artista tedesco. Più di cento immagini originali, a cui si aggiungono alcune preziose foto di Wilhelm von Plüschow, che fu cugino (e maestro) di von Gloeden. La mostra che ha un titolo evocativo – «Dioniso a Villa Lysis» – è organizzata dalla Città di Capri e dalla Fondazione Capri in collaborazione con Alinari/Sole24 Ore. Il curatore è lo storico dell’arte Italo Zannier. Va subito detto che le immagini di von Gloeden furono già esposte nel 2008 a Milano con grande successo, così come ci fu una mostra a Spoleto, trenta anni fa circa, a cura del gallerista napoletano Lucio Amelio (uno dei grandi innamorati di Capri) che aveva avuto la ventura di acquistare le immagini siciliane del fotografo.

Ma ciò che rende seducente, e irripetibile, l’esposizione che terminerà il 4 ottobre è il luogo scelto dalla Fondazione Capri: Villa Lysis. Inaugurata nel luglio del 1905, Villa Lysis fu per anni la dimora esoterica, il tempio pagano, l’accademia profana di Jacques d’Adelswärd-Fersen, che l’architetto Edouard Chimot edificò in ideale colloquio con il palazzo di Tiberio poco distante, nel punto più inaccessibile dell’isola, sui baratro azzurro, con le scanalature dorate delle colonne che sembrano venir fuori da una tela di Klimt. II fotografo di Fersen in verità è Plüschow, che a più riprese punterà il suo obiettivo su ambienti e persone di Villa Lysis, trasformando Nino Cesarini, l’operaio romano di cui Fersen s’era infatuato, in «ragazzo celeste» catturato dalla gelatina, in conturbante Antinoo a cui dedicare statue da collocare in giardino al cospetto del mare, ma è von Gloeden l’artista che Jacques forse segretamente ammira. Lo ha conosciuto a Taormina nell’aprile del 1905, durante un viaggio in Sicilia in compagnia di Nino. Von Gloeden è, agli occhi di Fersen, la seduzione del classicismo nell’epoca della fotografia, l’inveramento, grazie alla macchina, dell’eros della pittura e della statuaria ispirata al mondo antico, ma con un abbandono, una forza compositiva che si nutre di corpi reali e non di fantasmi dell’immaginazione. Le figure dell’Eros e Villa Lysis. La novità e attualità della mostra di Capri è tutta qui: nel rapporto, nelle corrispondenze, nella segreta armonia, che il visitatore incantato potrà stabilire tra le immagini di von Gloeden (e di Plüschow) e gli ambienti, i dettagli preziosi, le colonne, le stanze remote (la stanza dell’oppio!) della dimora di Fersen, magnificamente ritornata in vita dopo lunghi restauri non più quella Casa Usher Pena di spifferi e di crepe di cui parlava La Capria alcuni anni fa.

La fotografia è di casa nell’Isola. Qui hanno lavorato Wilhelm voi Plüschow, ma anche Luciano D’Alessandro, Fulvio Roiter, Luigi Ghiri, Minimo Jodice, Joseph Koudelka, Regina Relang. Qui, in un passato favoloso, nel 1873, il chimico tedesco Hermann Wilhelm Vogel, che fu uno dei pionieri della fotografia, faceva per primo l’analisi spettrogafica della luce della Grotta Azzurra, fissandone il colore su di una lastra coperta di gelatina al bromuro. Lucio Amelio ogni estate veniva a Capri dove aveva casa. Le fotografie di von Gloeden ospitate a Villa Lysis formano in gran parte il corpus di immagini acquistati trenta anni fa dal gallerista e che dopo la sua morte i suoi eredi rivendettero ad Alinari. Amelo sarebbe stato felicissimo di allineare i suoi von Gloeden nella dimora «dedicata alla gioventù d’amore».

L’appuntamento

Nelle stanze di Villa Lysis con Dioniso – La mostra fotografica «Dioniso a Villa Lysis» (l’edificio in via Lo Capo a Capri, costruito dall’architetto Edouard Chimot per il barone Jacques d’Adelswärd-Fersen) comprende le opere di Wìlhelm von Gloeden e di Wilhelm Plüschow, e si inaugura domani alle 18,30; resterà aperta fino al 4 ottobre 2009. Organizzata dalla Città di Capri e dalla Fondazione Capri in collaborazione con Alinari/Sole24 Ore, è visitabile tutti i giorni dalle ore io alle ore 19. L’ingresso è gratuito.

Esotismo – Un autoritratto di von Gloeden in stile «Lawrence d’Arabia» A sinistra, una delle fotografie che l’artista scattò a Taormina In mostra a Capri anche le foto del suo maestro e amico Plüschow.

Sergio Lambiase

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