Von Gloeden a Capri

FOTOgraphia

Settembre 2009 – Progetto della Fondazione Capri e dell’Associazione Culturale La Conchiglia (che ha anche tre eleganti e ammalianti librerie sull’isola), in collaborazione con Alinari 24ore, Dioniso a Villa Lysis: la fotografia di Wilhelm von Gloeden propone sulla celebre isola napoletana il corpus di immagini che Italo Zannier ha selezionato per l’allestimento milanese di Wilhelm von Gloeden Fotografie. Nudi Paesaggi Scene di genere, al Palazzo della Ragione all’inizio dello scorso anno (FOTOgraphia, marzo 2008). Inaugurata a metà agosto, la mostra rimane in cartellone a Villa Lysis fino al prossimo quattro ottobre, e fa parte della corposa rassegna Capri. I luoghi del la Parola Le parole degli dei.

FotografiaA tutti gli effetti, e come abbiamo avuto già modo di sottolineare, la consistente retrospettiva, che presenta centotrenta stampe del celebrato fotografo, infrange e supera antichi tabù sulla personalità del barone Wilhelm von Gloeden, troppo spesso morbosamente riferita alle sole rappresentazioni di nudi maschili, semplicisticamente licenziati per la propria connotazione pseudo sessuale. A sostanziale differenza, questa curata da Italo Zannier è una visione complessiva sull’opera fotografica dell’autore, che si rafforza nell’edizione libraria di un avvincente volume di accompagnamento, che ripropone tutti i soggetti della mostra. Soprattutto l’allestimento scenico, che a Capri aggiunge il valore e spessore di un allineamento paesaggistico non certo secondario, ma anche le pagine del volume, sottolineano una statura fotografica che non dipende solo dall’esuberanza dei soggetti espliciti (ma anche apparenti), ma da una capacità espressiva che non può essere etichettata, né bollata, con semplicismi di maniera. Nello specifico dell’eccezionale esposizione di Capri, questa selezione dagli Archivi Alinari (con ulteriore integrazione di fotografie di Wilhelm von Plüschow, cugino di von Gloeden) si arricchisce di una cornice ambientale che accarezza le immagini e accompagna il visitatore in una atmosfera paradisiaca, che allinea i soggetti delle fotografie al paesaggio che si rivela dalle finestre delle sale, affacciate su un mare, una natura e luci che aggiungono il sapore della realtà. Insomma, fotografie che non soltanto si guardano, così come le si possono aver viste in tante altre occasioni, ma si respirano e si sentono respirare: dalla loro superficie, che ha fermato il tempo, si approda allo scorrere degli istanti delle proprie vite personali, con emozioni palpitanti e coinvolgimento senza pari. Capri e Villa Lysis dischiudono una visione complessiva sull’opera fotografica di Wilhelm von Gloeden, che conduce l’osservatore al di là di una linea di demarcazione inutile e preconcetta, che gli consente di superare pregiudizi e prevenzioni di sapore amaro. Almeno per la libertà di espressione e pensiero. Un’esperienza unica, che fa rimpiangere di non poter presentare più spesso la fotografia in cornici ambientali altrettanto allineate e coinvolgenti. Un’esperienza che vale la pena vivere.

CORNICE INCANTEVOLE
Villa Lysis, di Capri, che accoglie e presenta la selezione fotografica di Wilhelm von Gloeden curata da Italo Zannier, fu progettata nel 1904 da Edouard Chimot, in uno stile che coniugò varie istanze e ascendenze culturali del committente, il conte Jacques d’Adelsward Fersen. La Villa è stata edificata su un terreno in cima a una collina all’estremità nordest dell’isola, vicino al luogo nel quale, due millenni fa, l’imperatore romano Tiberio aveva costruito la sua Villa Jovis. Fu identificato Villa Lysis in onore al giovane amico di Socrate, ricordato da Platone nei Dialoghi, ed è stata frequentata dai tanti artisti e intellettuali che hanno vissuto o soggiornato sull’isola. Così, negli anni, Villa Lysis si è guadagnata il riconoscimento di autentico crocevia e polo attrattivo di fermenti culturali, artistici e politici internazionali e laboratorio creativo di nuove sperimentazioni.
La sua architettura rappresenta l’atto creativo più importante della variegata produzione artistica del raffinato autore francese Edouard Chimot, e ancora oggi conserva una capacità attrattiva difficilmente spiegabile.
Roger Peyrefitte l’ha descritta come il simbolo dell’”altra” Capri, raffinato, eversiva e pagana. In cattive condizioni, subito dopo la morte del conte proprietario, mostrando evidenti segni di cedimenti e crolli, la Villa fu moderatamente restaurata nel 1934. Nel 1988, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ha emesso un decreto che pone un vincolo sulla proprietà, e nel contempo stabilisce il suo diritto di prelazione. Rimasto per decenni in pessime condizioni, l’edificio è stato restaurato solo negli anni Novanta, a cura dell’architetto toscano Marcello Quiriconi, su committenza dei proprietari. Nel 2001, Villa Lysis è stata acquisita dai Comune di Capri, ed è stata inserita in un percorso integrato che comprende una consecuzione di siti, monumenti e sentieri. Uno degli intendimenti dello Fondazione Capri è quello di tutelare e valorizzare i beni storici, architettonici e paesaggistici dell’isola di Capri. Villa Lysis è una delle dimore che ospitano gli eventi della Fondazione, con l’intento di far visitare e vivere questi luoghi come momenti di cultura, per porre l’attenzione su dimore meravigliose, che non dovranno mai essere abbandonate, ma rispettate e conservate nel modo più rispettoso.

IL BARONE
Attivo in Sicilia, a Taormina, dal 1878 alla sua morte, avvenuta nel 1931, il barone tedesco Wilhelm von Gloeden è uno dei grandi personaggi della Storia della fotografia. Dioniso a Villa Lysis: la fotografia di Wilhelm von Gloeden presenta e offre centotrenta stampe vintage, soprattutto raffinate copie su carta all’albumina, e una selezione di lastre negative originali. Le immagini ripercorrono la parabola espressiva dell’autore, opportunamente divisa in sezioni corrispondenti ai principali generi affrontati: il paesaggio, nella tradizione del Romanticismo; il ritratto classico; il ritratto orientale; il ritratto antropologico; il mascheramento; il nudo; la scena di genere. Wilhelm von Gloeden è nato il 18 settembre 1856, in Germania, vicino a Wismar, a Schloss Volkshagen, dal barone Hermann von Gloeden e dalla baronessa Charlotte Maassen. In terzo matrimonio, sua madre, rimasta vedova del barone von Gloeden, sposò il barone von Hammerstein, parente dell’imperatore Guglielmo li, che si prese cura di Wilhelm. Il patrigno gli fece studiare storia dell’arte a Rostock, e successivamente lo fece entrare nell’Accademia di Weimar. Mentre Wilhelm von Gloeden completava la propria formazione artistica e musicale, soffriva di tubercolosi. Per questo, e influenzato dalle relazioni di Goethe («La Sicilia è la chiave di tutto»), accettò l’invito del pittore Ottone Géleng di visitarlo a Taormina, sua nuova residenza, per una convalescenza salutare. Nel 1878, partì per il tradizionale Grand Tour dei viaggiatori dell’Ottocento. Visitò Roma, Capri, Napoli e Taormina, dove si stabilì in una villa con giardino, che allestì anche come atelier fotografico. Gli incontri con il cugino Wilhelm von Plüschow, fotografo attivo, e il pittore Francesco Paolo Michetti e l’aiuto di un fotografo taorminese, Giovanni Crupi, furono decisivi per la sua formazione culturale nel mondo della rappresentazione fotografica.
Wilhelm von Gloeden ha raccontato questi anni: «Il grande artlistata Francesco Paolo Michetti, al quale presentai i miei primi modesti lavori fotografici, m’incoraggiò colla sua viva approvazione a continuare nella difficile impresa. Accolto con la massima ospitalità in casa di questo grande artista e vivendo nell’ambiente artisticamente eletto frequentato da Gabriele D’Annunzio, Matilde Serao, Costantino Barbella, il mio spirito trovò un alimento prezioso. Ma forse l’impressione lasciatami mi portò talvolta involontariamente a imitare il genere di quel grande artista, che così mirabilmente consacrò sulla tela la sua terra natìa». Un passo importante fu l’esposizione delle sue fotografie a Londra, presso l’esclusivo Linked Ring (i cui dibattiti appartengono alla Storia della fotografia) e la Royal Photographic Society, dove ottenne la medaglia d’oro per le sue opere. La perdita dei sostegni finanziari del patrigno, coinvolto in uno scandalo a sfondo omosessuale e condannato al sequestro dei beni e al carcere, lo costrinse a trasformare la propria passione in professione. Quindi, Wilhelm von Gloeden mise in commercio le proprie immagini siciliane, moltiplicò le copie in forma di cartoline postali e tirature commerciali. Dal 1905, si dedicò alle vedute di paesaggi, monumenti, contadini e contadine in costume tradizionale e iniziò a vendere i suoi nudi maschili.

AUTORE
Conosciuto soprattutto per queste ispirate raffigurazioni, venne in contatto con l’alta società e la cultura internazionale dell’epoca. Lo scrittore inglese Oscar Wilde lo visitò a Taormina, come fecero anche Matilde Serao, Anatole France, Triphosa BatesBatcheller, Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, il principe Augusto di Prussia, il re Edoardo VII, il re del Siam, e gli industriali Krupp, Morgan, Rothschild, Vanderbilt. La fedeltà di Wilhelm von Gloeden alla luce della Magna Grecia, e quindi a un classicismo arcaico, determina la sua cifra stilistica che, secondo Charles Henri Favrod, «trova la bellezza espressiva del corpo nudo del suo modello, che sfuma in un imprendibile desiderio erotico, sublimato mediante un possesso estetico». Coinvolto in accuse di omosessualità, perversione e persino pedofilia, «il barone non è mai assurto agli onori della cronaca locale e anzi ha ottenuto l’avallo della parrocchia». Ancora si tornò sull’argomento dopo la sua morte, avvenuta nel 1931. Otto anni dopo, nel 1939, i rigori morali del fascismo si abbatterono su Pancrazio Bucini, detto Il Moro, assistente di von Gloeden, che aveva ricevuto in gestione (eredità?) l’intero patrimonio dell’artista, comprese le sue innumerevoli riprese fotografiche. In particolare, l’inchiesta giudiziaria stabilì che «il fotografo non volle compiere un’opera d’arte, ma procurarsi, a scopo di lucro volgare, delle fotografie tendenti unicamente a eccitare la bassa concupiscenza degli stranieri pervertiti e destinati al terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno». La sentenza del 30 maggio 1941 assolse Pancrazio Bucini, mitigò le accuse originarie, ma bollò l’opera di Wilhelm von Gloeden con l’onta del «cattivo gusto», pur riconoscendone un certo valore artistico. E il dibattito, nobilitato da positive note critiche, tra le quali quelle del già citato Charles Henri Favrod e di Italo Zannier, potrebbe essere ripreso oggi, alla luce della mostra di Capri, cornice che più e meglio di altre si addice sia alla serena riflessione, sia alla contestualizzazione ambientale e culturale delle fotografie di Wilhelm von Gloeden.

A.G.

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