Von Gloeden, erotismo decadente

Il Mattino

18 agosto 2009 – Guardare le immagini, ma anche i documenti originali, le lastre e gli apparecchi fotografici di Wilhelm von Gloeden attraversando il vestibolo, il salone e le stanze da letto della villa caprese del barone Jacques d’Adelsward Fersen, amplifica le possibilità di un viaggio singolare nello spazio e nel tempo. La sensazione è quella di una dilatazione sensoriale, sembra di essere proiettati nell’immaginario dell’altra Capri d’inizio Novecento, quella che Roger Peyrefitte individua proprio in quel luogo denso di storie e relazioni  nelle pareti, nei simboli, nelle statue classiche, persino nelle piante di lauro e mirto che la circon¬dano   che è Villa Lysis. Quella Capri raffinata, eversiva, pagana che interpreta e vive il mito di Dioniso al Sud e diventa laboratorio sperimentale di creatività generatrice.

Il MattinoDunque, il genio del luogo rivive grazie al progetto realizzato dalla Fondazione Capri e da Alinari 24 Ore. E non è un caso che sia la mostra Dioniso a Villa Lysis: la fotografia di Wilhelm von Gloeden, a cura di Italo Zannier, ad inaugurare domani e fino al 4 ottobre, il nuovo connubio tra immagine e dimora. Un centinaio di fotografie rappresentano l’antologia del viaggiare tra Otto e Novecento con gli occhi a Sud del fotografo tedesco, solo fino a un certo punto costruito sulla scorta dei viaggiatori del Gran Tour. Sono quelle immagini oggi conservate presso gli archivi Mina n, recuperate in maniera fortuita da Lucio Amelio al principio degli anni Settanta, che hanno sedotto e influenzato artisti contemporanei come Richard Mapplethorpe e Andy Warhol. Si esce fuori dagli atelier borghesi per cercare la luce e le forme del Sud, il paesaggio e la storia, i mestieri e le strade, poi la natura e la bellezza ferma e primitiva dell’uomo, la scena archeologica e il tableau vivant a cielo aperto.
Il Barone di Taormina passò probabilmente anche da Capri. Oltre l’aura omosessuale costruita da Roger Peyrefitte in Les amours singulières intorno al personaggio, von Gloeden è pittore incerto ma fotografo apprezzato nelle esposizioni internazionali, tanto da diventare punto di riferimento per la cultura decadente europea. Dal 1876 approda a Taormina per restarci fino alla morte, visiterà spesso Roma e Napoli. Proprio all’ombra del Vesuvio, nel 1878, su suggerimento del cugino von Plushow frequentatore di Capri e presente in mostra con alcuni scatti si avvicinerà alla fotografia. I suoi viaggi rappresentano la possibilità di frequentare la vita culturale delle capitali, consentiranno gli incontri determinanti con Michetti, D’Annunzio e la Serao. La sua casa di Taormina diventerà riferimento e luogo di pellegrinaggio per artisti e scrittori europei, ci passano almeno Eleonora Duse e Oscar Wilde.
Le sue immagini sono di un voyeurismo per alcuni versi estenuante, ma che parla al destino del Novecento. I suoi nudi, fisicamente inquietanti, sono inscritti in un paesaggio ridondante e ricostruito, arcaico e kitsch. Gloeden ci parla dell’isola azzurra, rimandando a Plushow, e magari in qualche modo anche ai soggetti e alle forme inseguite da pittori come Allers e Diefenbach o fotografi pittorialisti come Lovatti, Cerio e Guida. Sono immagini dalla fisicità voluttuosa, che rimandano ad amori trasgressivi e inclinazioni singolari la relazione isolana tra Nino Cesarmni e il barone Fersen è il caso più eclatante e alimentano un certo dandysmo bello e dannato, insieme agli scandali che coinvolgeranno sia von Gloeden che il cugino.
Lo sguardo pittorico è netto, segnato da un gusto orientaleggiante, ispirato alla sperimentazione tardo romantica, dal simbolismo tedesco e inglese, da Bocklin fino ai preraffaelliti. Siamo all’Isola dei morti nella quale si iscrivono visivamente giovanetti e fanciulle «bellissimi», gli stessi e per molti versi riconoscibili nelle pagine capresi di Gregorovius. Nelle fotografie di von Gloeden diventano esseri arcani che vivono la dimensione del possibile: il fotografo e i suoi soggetti giocano con l’identità, mifie ruoli da interpretare e altrettante seduzioni da manifestare, che attraversano ogni confine e sono naturalmente predestinati all’incontro con l’immaginario, modelli ideali nella cornice solare, metafisica, di Taormina, come lo furono poi nell’isola azzurra per scrittori, pittori e infine fotografi.

Giovanni Fiorentino

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