In bilico

capri

Primavera 2010 – Decisamente il 2010 sarà l’anno di Mimmo Jodice, uno dei più amati fotografi della scena internazionale, perchè celebra i suoi cinquant’anni di attività artistica. Nato a Napoli , nel rione Sanità nel 1934, fin dagli anni ’60 Jodice è stato al centro di quel dibattito culturale promosso dalle avanguardie che ha visto la definitiva affermazione della fotografia quale arte con l’A maiuscola.

capriDue grandi mostre retrospettive, che ripercorrono le varie fasi di uno straordinario itinerario creativo, sono state dedicate a Jodice rispettivamente dal Palazzo delle Esposizioni a Roma – rimarrà aperta fino all’11 luglio prossimo – e a Parigi, nella prestigiosa sede della Maison Européenne de la Photographie, fino al 2 giugno. Il rapporto di Mimmo Jodice, figura di artista appartata, schiva e introspettiva, uno di quegli intellettuali insieme estremamente sofisticati e radicatamente popolari che solo Napoli riesce a generare, con l’isola di Capri , è intrinseco e peculiare.

La Fondazione Capri ha voluto sancire questo legame con una rassegna fotografica sull’opera di Mimmo Jodice alla Certosa di San Giacomo, che verrà inaugurata il 27 giugno. Circa 40 fotografie che non riguardano soltanto il narrato caprese, ma che partono dall’interpretazione del mare e dell’infinito, risalgono alle radici del mito mediterraneo e alle visioni archeologiche vive e vibranti caratteristiche della poetica di Jodice. Mimmo lo si può incontrare di frequente per le vie di Capri, con accanto l’inseparabile moglie Angela, la sua ermeneuta, la sua autentica voce rispetto al mondo.

Una compagna insostituibile e fervida, come visibilmente commosso l’ha definita lui stesso, durante la conferenza stampa che l’8 aprile scorso ha preceduto il vernissage della vasta e mirabile antologica romana. Occhi azzurro mare penetranti, sorriso di filosofo ellenico, lunghi silenzi significanti, Jodice ha esercitato ed esercita una magia interpretativa, un magistero estetico che mai si è voluto fermare al mero dato oggettivo. Il suo è un approccio etico e fortemente sperimentale, che gli ha fatto esplorare tecniche e ambiti espressivi i più diversi. Una rappresentazione ordita, aiutata dal più geniale ed imprevedibile dei metteur en scène, il
caso. L’universo di Jodice è scandito da immagini rigorosamente, unicamente realizzate in bianco e nero, lungo mezzo secolo di storia e di impegno costante. “In passato – racconta Mimmo Jodice – la mia presenza a Capri è stata molto discontinua, frammentata. La mia ricerca, il mio lavoro mi portavano spesso lontano da Napoli.”

Angela Jodice sottolinea però come negli ultimi anni l’isola sia divenuta per Mimmo e per lei una meta regolare, come si sia stabilita con Capri una nuova inattesa forma di appartenenza. “Per noi- afferma Mimmo Jodice – Capri significa soprattutto lunghe meravigliose passeggiate, specialmente fuori stagione, nelle prime giornate solatie al debutto della primavera o nel tardo autunno.” Un periodo dell’anno che rende Capri magica, soffusa da foschie leggere, che rende tutto lontano, sfumato, imprendibile.

Di Capri, potrà sembrare strano, mi affascina il silenzio, una forma di silenzio sonante, intrisa di echi ovattati, evocativi e musicali. La vivo per quanto possibile lontano dal tumulto, dall’affollamento che talvolta ne confonde l’anima più vera, ne soffoca lo spirito originario, la radice della classicità. “Per gli Jodice sono tanti gli aneddoti, le sfumature, gli incontri e le suggestioni legati alla loro vita caprese, che riaffiorano con dolcezza dai files del ricordo.” La mia relazione con l’isola- aggiunge ancora Mimmo divenne fondamentale nei primi ’80, quando con Luigi Ghirri, che scattava quelle a colori, realizzammo le immagini fotografiche per il libro Capri, di Cesare de Seta.

Molti risvolti inconsueti, molti degli angoli più remoti e sospesi di questo luogo inimitabile, proprio allora mi divennero fami li ari, iniziarono a parlarmi con una lingua più intima e vicina. Cercavo di trovare una cifra personale per leggere la quintessenza di Capri, una bellezza intrecciata a un passato così carico di memoria e ritratta in mille maniere differenti. “Ma nel tempo le pagine del carnet caprese di Mimmo e Angela si sono arricchite di ulteriori episodi, di pagine rarefatte, poetiche.” Saranno forse vent’anni fa, sì credo siano passati almeno due decenni- seguita Jodice, chiedendo conferma ad Angela- , quando inerpicandosi sul sentiero che portava alle Grottelle, da una casa a mezza costa, lassù in alto, arrivavano dapprima quasi come impressioni remote, poi come grafie di note compiute e finalmente armonie distinte, brani operistici wagneriani che parevano rimbalzare amplificandosi sulle rocce.

Ci accadde più volte. Liebestodt e fragranze di macchia mediterranea, l’arco naturale come sipario. Evidentemente c’era qualcuno che amava appassionatamente il grande compositore tedesco, la cui musica diveniva la perfetta colonna sonora di una Capri improvvisamente romantica, struggente ed eroica, estraniante e catartica. Là, alle Grottelle, dove negli anni ’40 donna Peppinella serviva Curzio Malaparte e Norman Douglas, che si bevevano un bicchiere, godendosi l’incredibile panorama. “La Capri di Mimmo Jodice, che si rivela attraverso le immagini del Maestro, un bianco e nero che riassume in sé la radiazione più sottile e profonda di mille tonalità cromatiche, è pensata anch’essa ritornando fino alle fonti della sua mitologia classica e mediterranea.

Ma l’obiettivo di Jodice va ben oltre. Del luogo-Capri Mimmo comprende appieno la valenza di saga nordica, ne cattura i paesaggi e gli scorci su un mare di colpo geometrico, matematico e dilatato all’infinito, che si apparenta alla pittura di Caspar David Friedrich. Scogli scuri d’ombra densa o abbacinanti di luce, maestosi e intagliati come gotici manieri di sogno, piccole piazze, interni ed architetture isolane scèvri da ogni presenza umana, metafisici e astratti, ma che al contempo “reclamano naufraghi come osservava recentemente Michele Smargiassi- esigono abitanti”.

Mistero, segni scarniti, ancestrali e futuri, assenza sofferta dell’uomo che si cela, che sfugge. Il sentiero del Passetiello forse non sale più fino a Cetrella, le enormi concitate tele di Diefenbach alla Certosa diventano presagi, fluttuano in uno spazio gessoso, zuccherino e friabile, che non si può più definire. Mimmo Jodice ce l’ha voluta narrare cosÌ questa sua Capri, un’isola non più grande di uno scoglio dove tante vite si sono incrociate, tanti destini si sono compiuti.

Il PDF originale dell’articolo (1,7 Mb)

Comments are closed.