Mare, isole e tracce d’antichità

La Repubblica

«La storia del mare per me comincia a Capri e ritorna da dove è partita, in un percorso circolare». Mimmo Jodice ha dato inizio al suo rapporto fotografico con il paesaggio marino nei primi anni
Ottanta, quando in occasione del Premio Napoli, organizzato sull’isola dalla Rai, la Eri pubblicò il libro di Jodice “Capri” con quelle prime foto.

mimmo-jodice-repubblicaOggi è ancora Jodice e Capri, ma non solo. Per l’artista il Mediterraneo è un mare omogeneo di tracce umane, statue erose dal passato, restituite dalle profondità. Quaranta fotografie di mari diversi e reperti archeologici letti dall’occhio speciale dell’artista saranno da oggi alla Certosa di San Giacomo a Capri (fino al 4 settembre, inaugurazione alle 18) con il titolo “Figure del mare”. La mostra, voluta dalla Fondazione Capri in collaborazione con il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, è a cura di Roberta Vallorta. È il regalo di Capri per le “nozze d’oro” di Jodice con la fotografia: cinquant’anni di carriera, già celebrati a Parigi e a Roma, al Palazzo delle Esposizioni. Una fotografia di Mimmo Jodice si riconosce anche senza la firma. Scatti dai neri profondi e dagli improvvisi squarci di luce, interventi che mirano a isolare dal tempo vedute che altrimenti sarebbero ispirate a una classicità universale. Lo studio del mare come luogo assoluto appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile.

Quello di Jodice, compiuto tra gli anni Ottanta e oggi, quando ha reso la drammaticità delle statue senza volto nella metamorfosi della decomposizione temporale, non è che un tentativo di catturare il vuoto. Vuoto come campo di attenzione dove può fluttuare l’immaginazione. Ma un vuoto prodigiosamente pieno. Scrive sulla pittura metafisica Maurizio Calvesi: «Il Vuoto può essere un’idea cosmica d’ininito e corrispondere a una forma aperta; ma trova una sua necessaria cornice (…) quando è la sospensione di un’idea, la testimonianza di un limite o invece attesa di un pieno».

L’arte di Jodice è un girare a vuoto dello sguardo intorno a ciò che è e resta invisibile. Le opere disegnano una realtà sbiadita, a bassa definizione, come onirica, ottenuta modellando la luce, delineando profili e intensi contrasti. La foto diventa disegno, pittura, scultura, determinando un’efficace rappresentazione delle emozioni e dei sentimenti.

Stella Cervasio

Scarica il PDF originale dell’articolo (252 Kb)

Comments are closed.