Se le onde modellano le emozioni

Roma

10 luglio 2010 – Frammenti del Mediterraneo e delle sue creature nello sguardo visionario di un grande maestro della fotografia contemporanea. Si inaugura oggi alle 18,30 alla Certosa di San Giacomo a Capri la mostra “Figure del mare” di Mimmo Jodice, organizzata dalla Fondazione Capri.

romaCon questa personale caprese e due antologiche in contemporanea, nel Palazzo delle Esposizioni di Roma e nella Maison Européenne de la Photographie a Parigi, il fotografo napoletano festeggia cinquant’anni di ricerca artistica.Tra i maggiori interpreti dell’avanguardia e del dibattito culturale che ha sancito la definitiva affermazione della fotografia come arte, il suo percorso artistico è stato un lungo viaggio sull’onda del bianco e nero in cui Jodice non ha mai smesso di guardare, scoprire, meravigliarsi di possibili bellezze e armonie inattese, di improvvisi squilibri e di magie della visione.

Dai reportage agli scatti di denuncia, dall’indagine sulla complessità del paesaggio contemporaneo alle suggestioni veicolate dal mare nostrum, fino alla narrazione del mare come luogo dell’isolamento e spazio metafisico. La mostra raccoglie la riflessione più profonda e più recente dell’artista dove il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, diventa protagonista di un racconto dalla luminosa classicità, eppure carico inquietanti interrogativi sulla memoria e sui destini della nostra difficile contemporaneità in celere mutazione. Il mare come luogo del vuoto, dell’assenza di paesaggio, del silenzio. E, nello stesso tempo, come luogo in cui passato e presente convivono nei resti della millenaria civiltà mediterrranea che il mare ha custodito e riplasmato.

Il titolo della mostra, “Figure del mare”, indica appunto non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice. Un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, proseguendo nella sua indagine sulla ricerca delle radici della cultura mediterranea, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi. Nell’esposizione, a cura di Roberta Valtorta, frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità si alternano e si mescolano a immagini del mare come archetipo. Un mare depurato dalla quotidianità e riportato all’essenzialità, all’assolutezza dei suoi scarni elementi naturali, dei suoi orizzonti silenziosi e dei suoi vuoti.

Come un filologo dell’immagine, Mimmo Jodice lavora sul frammento: le rocce, le onde, particolari della scultura e dell’architettura antica. Tracce di un lontano passato e vibranti visioni marine in cui il suo obiettivo sensibile riesce a scorgere la sedimentazione dei secoli e il senso di sospensione temporale come risposta al caos della vita contemporanea.

Misteriose forme spugna che il mare ha rimodellato corrodendone la fisionomia, così da imprimergli le strane sembianze di una creatura che appartiene alle sue acque, profonde come l’esistenza della terra. Un arco, una misteriosa cavità dentro un muro, volti e corpi che affiorano dal buio del passato e la luce del mare, reinventati nelle oscure profondità e nei bagliori sapienti del nitido bianco e nero della fotografia di Jodice, che da sempre è contraddistinta da una ricerca dell’assoluto concettuale ed estetico. Quasi un tentativo estremo di contrapporre alla confusione immagini e di cose del mondo globalizzato, frutto di un crescente mescolamento di codici culturali ed espressivi, la forza strutturante e la bellezza consolidata, eterna, dell’antico.

Arianna Ziccardi

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