Il viaggio di Jodice nei segni del mare

Il Mattino

11 luglio 2010 – Il mare come soggetto, come centro di civiltà, luogo di scambi. Di commercio, ma anche, e soprattutto, di culture. Il mare che unisce e che divide, come l’onda che va e che viene. Il mare che custodisce testimonianze d’arte, statue finite negli abissi (i Bronzi di Riace, ma anche tanto altro).

il-mattino-jodiceIl mare, questo mare, è al centro della mostra di Mimmo Jodice che si è inaugurata ieri sera a Capri, negli spazi maestosi della Certosa di San Giacomo (nelle Stanze del Priore, fino al 4 settembre). «Figure del mare» è il titolo. L’esposizione è stata anche l’occasione per celebrare l’artista che in questa prima metà dell’anno è stato protagonista di mostre a Roma (al Palazzo delle Esposizioni: oggi l’ultimo giorno) e a Parigi (due: alla Maison européenne de la photo e all’Istituto italiano di Cultura). La mostra che si aperta ieri è stata promossa dalla Fondazione Capri, in collaborazione con il Museo della Fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, ed è curata da Roberta Valtorta, che ne è la direttrice. Sono 48 opere che parlano di vuoti, di silenzi, di assenza del paesaggio, ma estremamente esemplicative di un discorso che è storico, artistico, ma anche umano. Tra gli scatti tra i più suggestivi, la faccia porosa del «Compagno di Ulisse», quasi un volto di spugna (la statua, del I secolo dopo Cristo, è conservata al Museo di Baia), emblematica del fascino che emana il lavoro dell’artista, la cui ricerca fonda sullo studio, sull’attenzione al dettaglio, sulla ispirazione che nasce dall’emozione: perdersi a guardare è il suo «credo» umano e nel contempo artistico, e perdendosi a guardare Jodice ha creato scatti apprezzati a livello internazionale da pubblico e critica, indagando contesti tra i più vari. E già noti.

In questo contesto larga parte del lavoro di Jodice ci rende una visione dei Campi Flegrei, di Cuma, Baia, Bacoli, di Puteoli, un territorio ricchissimo di testimonianze archeologiche, della cui restituzione all’ammirazione del pubblico l’artista fu tra i primi a dare conto, facendone oggetto della sua ricerca in quasi cinquant’anni di attività. Ma è il Mediterraneo nel suo complesso a essere rappresentato, oltre alla «pagina» napoletana e flegrea, dagli scatti in mostra a Capri: Siracusa, la Turchia, la Libia di Leptis Magna, la Grecia e la Magna Grecia, la Tunisia, e così via. Un Mediterraneo riproposto come laboratorio di grande storia e cultura, per una riflessione che l’artista fa sui temi del vuoto e del silenzio: «È – dice – come una sospensione temporale in risposta al caos, una persistenza del passato nel presente attraverso la rappresentazione di frammenti di corpi, volti, sculture della classicità».

Il Mediterraneo è per Jodice uno dei temi di una ricerca che da anni indaga sulle ragioni, sui segni, sulle emozioni di una storia comune che lega in particolare le culture del «Mare nostrum»: un viaggio che dura da tempo (1986) e che si è alternato e nello stesso tempo accomunato agli altri temi portanti del lavoro dell’artista (la ricerca sociale, il teatro e le tradizioni popolari, la monumentalità, il cogliere l’essenza stessa di città e Paesi attraverso la particolare lettura delle preesistenze architettoniche e del disegno urbanistico): «Il Mediterraneo – spiega ancora Jodice – è per me un luogo sentimentale e mentale, in questa esposizione desidero mostrare, e spero di aver raggiunto una piena coincidenza tra immagine ed emozione, quel quid che è alla base del mio lavoro».

Mare e figure del mare, statue e oggetti che ci parlano di antico, quindi di memoria: in questa mostra, come del resto in tutta la produzione artistica di Jodice – come mette in risalto nel catalogo Roberta Valtorta – la foto è vista non come puro strumento ed elemento descrittivo e documentario, ma immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile. Figure del mare, frammenti di memoria, simboli e suggestioni che riemergono dagli abissi non solo delle acque, ma anche dal profondo dell’ anima per una riflessione sul tempo attuale, sul caos dei giorni nostri.

Pasquale Esposito

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