Che acrobazie tra i faraglioni

sole 24 ore

22 agosto 2010 – Questa l’idea semplice ma efficace, già sperimentata negli anni scorsi e riproposta il 25 e il 26 prossimi in un breve ma appassionante percorso che si snoda tra il giardino adiacente alla splendida Certosa e i lussureggianti giardini di Augusto con vista sui faraglioni.

sole-24-ore-abitare-la-bellezzaDietro questa piccola e singolare manifestazione c’è lo sguardo attento di Gigi Cristoforetti, direttore di Torino Danza e artefice di quella straordinaria kermesse internazionale che è stata negli anni scorsi la Festa del Circo Contemporaneo di Brescia.

Non sono mai scelte casuali le sue, lui conosce il meglio della ricerca e delle nuove proposte in un ambito che in questi ultimi anni si è svincolato dalle maglie di una concezione antiquata, puramente virtuosistica, ormai distante dal nostro gusto, mentre oggi il segno fisico dell’artista è un pretesto per suggerire racconti, riflessioni e pensieri di forte impatto emotivo.

Dunque nelle notti capresi si potranno incontrare due giovanissime artiste francesi, Elsa Gaillat e Glémentine Lamouret che formano la compagnia Toron Blues, alle prese con la classica fune, un segmento mobile verticale che si trasforma in una vastissima gamma di occasioni di intreccio per le silhouettes delle due interpreti, in un fittissimo dialogo tra loro, ma anche in un serrato rapporto con lo spazio circostante e con le possibilità antigravitazionali che quella semplice corda suggerisce.

Il tutto con la freschezza immaginativa delle due ragazze, con un tono sbarazzino tutto francese che fornisce una brillantezza particolare al numero, coinvolgendo lo spettatore più in quella trama di relazioni gestuali che non nell’attenzione alla sola performance fisica.

Così come, pur nell’assoluta perfezione del gesto, Mika Laforgue e Sophie Perez ci raccontano in Perpète la dinamica quanto mai movimentata del rapporto tra uomo e donna, le traiettorie dell’incontro tra maschile e femminile, giocando con un grande fantoccio, passando dalle sue gonne al suo corpo, e civettando non soltanto con quella figura o con i concetti relativi alle possibili modalità di rapporto o di conflitto tra i due sessi, ma mettendo in discussione soprattutto le convenzioni stesse dell’arte circense, qui utilizzate nel modo più libero e arbitrario possibile, con effetti che trascolorano dal poetico al comico. Certamente da non perdere sono poi quei mirabolanti sette minuti di concentratissima energia vitale del giovane portoghese Joao Pereira dos Santos alle prese con una pertica, preso a tessere virtuosismi ai limiti dell’incredibile, riducendo l’asta a un semplice pretesto per il suo slancio inarrestabile.

Insomma, appena fuori dai chiostri silenziosi del convento trecentesco e tra il rosso smagliante dei fiori di ibisco dei giardini a strapiombo sul mare si può godere di una piccola concentratissima antologia di pensiero e di azione su un modo tutto nuovo di immaginare l’arte circense secondo alcune delle migliori linee di riflessione che percorrono l’Europa.

Ma l’acrobazia più audace sembra quella finalmente messa in campo da chi sostiene la manifestazione, la Fondazione Capri, costituita da alcuni albergatori illuminati e dai proprietari degli esercizi commerciali più tradizionali dell’isola, dalla libreria La conchiglia alla fabbrica di profumi Chartusia o al gioielliere Chantecler e agli stessi Comuni di Capri e Anacapri.

Il tentativo è quello di restituire al luogo quel ruolo di meta di incontro di intellettuali e artisti che è stato per secoli, cercando di contrastare quell’ondata di turismo facoltoso e superficiale che ha trasformato uno dei punti più incantevoli della terra in una delle tante tappe dello shopping del lusso globalizzato, con i negozi delle griffes alla moda che hanno cancellato le botteghe tradizionali, sfrattando artigiani, fabbricanti di sandali, piccole gelaterie, e facendo sparire quell’aria rilassata da tranquillo borgo marinaro per sfigurare tutto in qualcosa di simile ai passaggi di un qualunque aeroporto internazionale. Sotto la luna calante delle due notti capresi e in compagnia degli acrobati forse l’idea di una nuova Capri più simile a quella di tanti anni fa sarà ancora possibile.

Antonio Audino

Scarica il PDF originale dell’articolo (192 Kb)

Comments are closed.