La bellezza della danza abita a Capri

tuttodanza

Estate 2010 – Mancano ancora molti mesi all’avvio della IIIª edizione di “Abitare la bellezza”, il progetto di danza contemporanea promosso dalla fondazione Capri, ma gli intenti del direttore artistico, Gigi Cristoforetti, sono sempre più chiari. Passa attraverso la creazione coreografica la valorizzazione dell’immagine dell’isola come fucina e palcoscenico di una produzione di livello internazionale. “Il nostro obiettivo è entrare nei luoghi dell’isola in modo nuovo” dice Cristoforetti ricordando le fortunate prime due edizioni. “Sinora state le performance di nouveau cirque a prevalere, e con esse un senso di verticalità legato alla natura dell’isola, alle sue rocce e ai suoi alberi”.


CoverSe nel 2009 soprattutto le rappresentazioni presso l’arco naturale hanno fatto parlare di sé, con oltre 500 spettatori confluiti a piedi in un luogo non certo facile da raggiungere, l’edizione del 2010, svoltasi l’ultima settimana di agosto, ha avuto come palcoscenico naturale i giardini della Certosa. Toccante la poesia degli artisti che si sono esibiti in un luogo di irreale bellezza: una terrazza di verzura affacciata sul mare, con vista sui faraglioni.

Il duo femminile francese emergente Toron Blues si è fatto ammirare in un numero aereo, costruito intorno ad una fune. E non è stato solo l’impressionante atletismo a colpire, ma anche il talento attoriale delle due giovanissime artiste. Felliniano per i tocchi di surreale fantasia, il trio Perpete – formato da due acrobati e un musicista appollaiati su una struttura inglobata in un grande pino marittimo – ha dato una dimostrazione del miglior circo contemporaneo. Il portoghese João Paulo Pereira des Santos ha infine confermato di essere tra i migliori interpreti della pertica in circolazione.

“L’edizione 2011, già in progettazione, si svolgerà invece presso i fortini e il faro dell’isola” rivela il direttore artistico. “L’obiettivo è l’integrazione assoluta tra la natura dell’isola e il manufatto. È vero, siamo nel pieno della bellezza della natura, tra il mare e la montagna, ma Capri è anche un’isola storicizzata. L’idea è quella del corpo che si integra in modo assoluto nella natura tanto quanto nell’intervento umano. Se le performance circensi della prima e della seconda edizione avevano già una propria struttura definita, un segno del corpo ben preciso, la prossima edizione vedrà invece la presenza del corpo puro della danza contemporanea, inserito tra la traccia umana e la natura circostante”. Cristoforetti lascia intendere che ci sono già i nomi dei coreografi che hanno aderito con entusiasmo alla proposta di far nascere proprio sull’isola le loro creazioni, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per divulgare i loro nomi.

Si conoscono già invece quelle che saranno le caratteristiche degli spettacoli. “Ai luoghi delle rappresentazioni si arriverà dopo una passeggiata di una decina di minuti. In tal modo si chiederà allo spettatore non soltanto di sedersi e guardare uno spettacolo, ma di parteciparvi in modo primario, quasi fisico, ottenendone una percezione diversa. Spinti da un piacere diverso, si va oltre la soglia del teatro, riscoprendo in tal modo il piacere dell’unicità”. L’adesione al genius loci dell’isola è volontà esplicita della Fondazione, guidata dal presidente Gianfranco Morgano e dal vicepresidente Antonio Cacace, proprietari dei due hotel istituzioni che identificano l’isola nel mondo: rispettivamente lo storico Quisisana e l’elegante Capri Palace. Con loro gli imprenditori più in vista di Capri, tutti ugualmente attaccati alla propria isola, cui si sentono legati da forte responsabilità.

“La volontà di tutti è far diventare l’isola un cantiere, dove le creazioni nascono e gli artisti si fanno ispirare dai luoghi, cercano risonanze. E chissà, forse un domani si potrà parlare di un cantiere allargato ad altre discipline artistiche, come accadeva nei tempi più felici di Capri” suggerisce Cristoforetti. Un tempo l’intellighenzia artistica e culturale sceglieva l’isola di Adriano e Tiberio per soggiorni fervidi di idee e rivoluzioni. Tra l’Ottocento e il Novecento, terra franca da imposizioni politiche e morali, Capri fu la residenza dorata di Conrad, Rilke e Laurence, Bunin, Lenin e Gorkij, i futuristi con Marinetti in testa, Yourcenar, Moravia e Morante, Malaparte e Neruda. Con gli anni ’60 del secolo scorso, l’isola scopriva la mondanità internazionale della dolce vita, mentre la forza della cultura lasciava inesorabilmente il posto al potere del denaro. Divenuta brand mondiale, destino fatale di ogni sito mitologico, in tempi di globalizzazione anche Capri si divide tra il turismo d’élite e quello di massa. L’uno inesorabile nel rubare l’anima autentica dei luoghi e trasformarli in mercati tutti identici del lusso mondiale; l’altro predatorio per il delicato equilibrio naturalistico e monumentale del luogo. Certo non può essere un progetto solo a farcela, perché si sa, certi meccanismi del turismo e dell’economia non tornano indietro” dice realisticamente Cristoforetti.
Ma poi chiosa: “I nostri però sono segni, che piano piano si depositano”.

Valentina Bonelli

Scarica il PDF dell’articolo originale (392 Kb)

Comments are closed.