Augé: «Il futuro del turismo è nei luoghi dove riconoscersi»

Il Mattino

01 maggio 2011 – «Il futuro del turismo? Nei luoghi dove la gente possa riconoscersi». Effetti speciali con Marc Augé alla seconda giornata del «Trendwatching Festival», il meeting promosso dalla Fondazione per esplorare le nuove frontiere del lusso e della vita low cost ai tempi della crisi, per parlare di creatività e messa a sistema di competenze, saperi, obiettivi.

Augé, l’etnologo-antropologo più noto del momento, teorizzatore dei non-luoghi è stato invitato per parlare di «Perché è difficile pensare al futuro oggi». Il luminare ha spiazzato tutti dicendo che la società globalizzata e la mondializzazione delle comunicazioni mette tutti davanti all’evidenza che il pianeta d’improvviso appare piccolo. Da qui l’approfondimento sul suo cavallo di battaglia di Augé, «i non luoghi», che rischiano di essere anche quelli turistici dove si passa in fretta per vedere ma in realtà senza conoscere. Che significa?

Un rischio per realtà amate come Pompei o Capri, per tenerci nella realtà? «i non luoghi di cui ci circondiamo oggi – spiega Augé – ovvero aeroporti, supermercati, centri commerciali sono caratterizzati dall’impersonalità, in essi ci incrociamo senza conoscerci, attraversiamo i luoghi senza conoscerli, questo fa sÌ che non esistano più dei luoghi in assoluto e ciò vale anche per quelli turistici». Perché accade? «Oggi i soli luoghi -risponde l’etno-antropologo – che danno senso alla vita sono quelli che vediamo riprodotti in televisione o nelle grandi strutture disegnate dalle star dell’architettura come Renzo Piano. Questi luoghi riproducono una forma uniformata del pianeta che ci vede passivi telespettatori di una realtà omogenea. La televisione – conclude Augé – ha sostituito il rintocco della campana medievale e oggi condiziona in maniera totale il nostro modo di vivere il tempo».

AffermaAugé: «Dietro tutte le crisi sociali, politiche, vi è la sensazione che la Terra è piccola. Nel momento in cui tutti hanno la consapevolezza che la Terra è limitata vi è una sensazione di chiusura. Gli etnologi raccontano che anche il più piccolo gruppo umano in Amazzonia è connesso agli altri gruppi umani, la ricaduta maggiore di tutto ciò è nel fenomeno globale delle migrazioni». Al meeting della Fondazione Capri ieri anche Todi Turner di Culture of Future, autorità internazionale nel campo delle previsioni strategiche di marketing. La Turner ha parlato della necessità di una nuova lingua che abbracci tutti i campi della creatività, della pubblicità e del marketing. A moderare la tavola di interventi della mattinata è stato Massimo Micucci, Presidente di Reti, prima società italiana di lobbying, public affairs e comunicazione che ha fatto alternare gli interventi dei giovani imprenditori del web.

Mariano Della Corte

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