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	<title>Fondazione Capri &#187; Rassegna stampa 2009</title>
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	<description>Tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale dell'isola di Capri</description>
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		<title>Neo Trend in Futurama</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[MarieClaire]]></category>

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		<description><![CDATA[
Febbraio 2010 &#8211; Faremo ginnastica alla fermata dell’autobus. La sera ci troveremo per party lampo nel metrò. E le nostre città torneranno a colorarsi di verde sotto una pioggia di innocenti ecobombe. Giro del mondo in 15 tappe e altrettante (folli) idee che la dicono lunga su 2010 e dintorni (e anche qualcosa su di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2479" title="Marie Claire" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/mc_logo.jpg" alt="Marie Claire" width="200" height="33" /></p>
<p><strong>Febbraio 2010</strong> &#8211; Faremo ginnastica alla fermata dell’autobus. La sera ci troveremo per party lampo nel metrò. E le nostre città torneranno a colorarsi di verde sotto una pioggia di innocenti ecobombe. Giro del mondo in 15 tappe e altrettante (folli) idee che la dicono lunga su 2010 e dintorni (e anche qualcosa su di noi).</p>
<p><span id="more-2477"></span></p>
<p><strong>di Enrica Caretta</strong></p>
<h2>Amore al coach café</h2>
<p>Tra un drink e una tartina ci si ritrova fra single per parlare di flop amorosi e dare una svolta alle faccende del cuore. L’idea è di uno psicologo cinese, Qiang Zi, che a pechino organizza corsi di love practice nei bar. Ci si iscrive online e ogni due settimane i prescelti (nove uomini e nove donne) si trovano per rivivere, con l’aiuto degli altri partecipanti, lo psicodramma delle rispettive vicende amorose. «A pechino la solitudine si vince anche così», spiega elena marinoni, curatrice dell’osservatorio internazionale tomorrow now per il Capri Trendwatching Festival. «Chi cerca l’anima gemella trova negli altri single dei love coach a costo zero». più chic di un blind date, mal che vada un nuovo flirt si porta comunque a casa.</p>
<h2>Fitness da marciapiede</h2>
<p>Londra, Madrid, New York<br />
Stair climbing per i grattacieli di New York e pilates alle fermate dei bus di londra. è lo spirito del city fit: gli spazi urbani diventano palestre e marciapiedi, cassonetti e pali della luce un’opportunità per allenarsi in strada. A Londra a dare il via è stato every stop helps, una campagna del governo per invogliare a fare ginnastica sfruttando i tempi di attesa del bus. A Madrid invece al benessere comune ci pensa il collettivo todo por la praxis (todoporlapraxis.es) che ha disseminato di reti per il basket i muri liberi della città.</p>
<h2>Cenette clandestine</h2>
<p>Londra, Madrid, Los Angeles<br />
fuori non ci sono insegne e l’atmosfera ricorda quella dei locali illegali, gli speakeasy dove si scolava alcol nell’america proibizionista. trovarsi in luoghi misteriosi è il nuovo must degli snob metropolitani. un cocktail raffinato ad alto tasso alcolico a new york? solo in scantinati superesclusivi e senza nome. una cena memorabile a los angeles? come per un rave party, la voce si sparge all’improvviso col tam tam online. movimento astronomicamente scorretto, ghetto gourmet organizza temporary restaurant in posti sempre diversi e imprevedibili come teatri (vedi pag. 146), supermercati, gallerie e parcheggi. in europa a madrid c’è asiana, nel quartiere di chueca: fino a sera raffinata bottega antiquaria, dopo la chiusura ritrovo per cenette a due. oppure junk club, bistrot a sorpresa nascosto dentro un altro ristorante, la musa latina.</p>
<h2>Tour in cantiere</h2>
<p>Mosca<br />
Qualcuno li ha soprannominati escursionisti urbani. Loro, progetti e mappe alla mano, organizzano tour nella città del domani. Sono quelli di freedom access, architetti e designer che a mosca hanno inventato il turismo nei cantieri (smartville.ru). Lo scopo è esplorare le tendenze dell’architettura contemporanea. Perlustrando palazzi finiti o in costruzione come avamposti del futuro. «In assenza di un museo del design abbiamo fatto da soli», spiegano.<br />
«e ora per visitare la metropoli che verrà c’è la fila».</p>
<h2>(Se)menti creative</h2>
<p>Melbourne<br />
Si chiamano seed bomb e sono granate di verde lanciate da ecologisti anonimi per colonizzare le città. in pratica si tratta di palle di semi disperse nelle aree metropolitane degradate per farle fiorire. Le prime, a New York, erano contenute in palloncini e profilattici. ora a sviluppare l’idea sono gli attivisti di permablitz, che a Melbourne e Sidney riconvertono aree abbandonate in orti coltivati. «anche a madrid accade qualcosa di simile», spiega Israel Roca, urbanwatcher in Spagna per Tomorrow Now. «La gente del quartiere adotta i terreni in disuso e li trasforma in zone verdi». Il plus: approfittarne per produrre scorte alimentari.</p>
<h2>Lo stile? è un mix</h2>
<p>Milano<br />
taglio + sushi = un salone. Dove il gusto non è solo un fatto di look. A Milano, da charme e cheveux, tra un colpo di pettine e una mèche, camerieri in guanti bianchi servono delizie giapponesi. Come dire: lo stile viaggia a 360 gradi. altri esempi? ancora a milano, 4th floor, un salotto-salone in un appartamento d’epoca che espone oggetti d’arte.</p>
<h2>Guerra di stelle al drive in</h2>
<p>Santa Cruz<br />
Ve lo figurate Brad Pitt formato gigante che vi osserva dal muro davanti a casa? Potrebbe trattarsi di un happening di mob-mov, il drive in fai-da-te lanciato dal californiano Bryan Kennedy. Istruzioni per l’uso: installare sull’auto un proiettore, un generatore, un lettore dvd e una radiolina. Poi basta un muro bianco per proiettare i film e il cinema diventa festa mobile. A Santa Cruz intorno al mobmov è nato il movimento dei guerrilla drive in, con lo scopo di riappropriarsi degli spazi urbani per show mordi e fuggi. Né locandine né date precise, quando scatta l’ora basta caricare l’auto di amici e partire, muniti di cuscini, coperte e popcorn.</p>
<h2>Io ballo al bancomat</h2>
<p>Berlino<br />
Serve un posto per danzare e ascoltare musica a palla? Detto, fatto: in mancanza di meglio l’appuntamento è nei saloni che ospitano i bancomat. Succede a Berlino, dove quello dei party lampo in luoghi pubblici è un fenomeno in crescita. Tra le mete gettonate, anche le stazioni della metro (vedi alexanderplatz) e i vagoni della u-bahn. Passaparola e social network danno il via alla festa, che sfuma quando finiscono i drink. O (più spesso) con l’arrivo della polizia.</p>
<h2>Ascolti privati</h2>
<p>Torino<br />
Un concerto unplugged dal vivo nel salotto di casa. Gli house concert, importati da Canada e Usa, sbarcano in Europa e in Italia è Torino la città più up-to-date. Si parte con l’aperitivo e si continua con 45 minuti di sound a tu per tu con l’artista. Magari bagnati da un calice di vino doc. A chi interessa, un clic su house-concerts.it.</p>
<h2>Cacciatori di wi-fi</h2>
<p>Mondo<br />
una caccia al tesoro per tech-addicted metropolitani<br />
Si parte armati di smart phone e laptop e si va in cerca di reti WiFi. Stiamo parlando di Wardriving, un gioco lanciato negli Stati Uniti da Nintendo, diventato una pratica diffusa in tutto il mondo. Più reti WiFi si intercettano, più si collezionano punti. Costretti a vagare per il quartiere con il Ds in tasca, i giocatori escono dalle loro tane superaccessoriate per misurarsi con il mondo reale. Ma chi l’ha detto che i videogiochi non servono a socializzare?</p>
<h2>Evviva i falsi miti</h2>
<p>Bogotà, Milano, Madrid<br />
Così accoglienti da farti sempre sentire “chez toi”. O comunque nel posto ideale per passare una serata, fare acquisti o rilassarsi con una manicure. Se non avete mai sentito parlare di locali “fake” dove tutto è fasullo, cominciate a prendere nota. A Bogotà c’è Armando Records, un bar che si finge l’appartamento anni 70 di un irrequieto gentleman dell’epoca. E che naturalmente è solo una leggenda. Lo stesso a Milano: Connie Douglas, regno del burlesque, è la pseudo villa di una ricca hollywoodiana. Se invece volete andare a farvi le unghie nel Paese delle meraviglie, a Madrid c’è Alice in Wonderland, più che un salone di bellezza un mondo di fiaba dove distrarsi con pasticcini e caffè. Ovunque il mood è la nostalgia: di un passato che non c’è, o di un caldo senso di cose di casa. Pare che così si consumi di più. Se anche i prezzi sono un affare? Be’, si tenga presente che si tratta di bluff: siete avvisati</p>
<h2>Propretari? No grazie</h2>
<p>Stoccolma<br />
Compro casa per 12 mesi. In Svezia è la formula più diffusa tra i giovani in cerca di un appartamento e con pochi soldi in tasca. Acquistare ormai è di gran lunga l’operazione più semplice e conveniente. Per affittare infatti ci sono liste di attesa interminabili e costi proibitivi. Un monolocale di 35 metri quadrati può costare fino a 8mila corone (circa 720 euro) al mese, mentre comperare la stessa casa richiede un mutuo mensile di massimo 3500 (330 euro). «Così a Stoccolma si opta per l’acquisto rapido», dice Marco Pecorari, urbanwatcher in Svezia. «Dopo uno o due anni uno studente sa già che rivenderà. Il mercato lo permette. E tutti si sentono più liberi».</p>
<h2>Ballerine on demand</h2>
<p>Londra<br />
Basta premere un bottone ed è fatta. I teorici del marketing ne sanno qualcosa: acquistare dev’essere facile, divertente e in linea con le esigenze del cliente. Così all’interno dei locali più hip di Londra ecco le Rollasole, macchinette che ricordano i distributori di bibite e merendine, dispensatrici di ballerine piatte per chi non ne può più di ballare sui tacchi. È la strategia del prodotto che si materializza a sorpresa. Veri mini shop nomadi, le macchinette cambiano postazione di continuo e intanto dilagano. Da New York a Singapore, la Reebok le ha sistemate ovunque. Mentre a Milano in metro si fanno largo quelle che dispensano latte crudo delle farm brianzole</p>
<h2>Visioni into the wild</h2>
<p>Mosca<br />
Via dalla pazza folla e soprattutto lontani dalla civiltà. Dove vanno i creativi di Mosca per ispirarsi e disegnare gli edifici del futuro? Dove la natura è più impervia. Organizzato dallo studio di architettura Asadov, l’appuntamento “into the wild” Towns è diventato un festival. Durante il workshop si vive in tenda e si progettano nuovi edifici. I materiali al top? Sorpresa: il legno, il ghiaccio e la neve.</p>
<h2>Birra e pace</h2>
<p>Anversa<br />
Toglietevi dalla testa le bevute sconsiderate grasse e liberatorie genere October Fest; queste sono degustazioni educate, roba da gentiluomini in visita di cortesia. Nei locali di anversa si servono più di 200 qualità di birra, ma le comunità della notte consumano i loro rituali nel compassato rispetto di regole rigorose. Ogni birra ha il suo bicchiere e il suo stemma. Da tenere sempre e doverosamente rivolto verso il bevitore. La parola d’ordine è occhio ai diktat e niente confusione. una nuova tendenza? Urge verifica in discoteca.</p>
<p>Per saperne di più, l’appuntamento è dopo l’estate alla 2ª edizione del Capri Trendwatching Testival, promoter la Fondazione Capri (fondazionecapri.org). primo osservatorio di tendenze in 21 città del mondo, monitora costantemente il nostro futuro.</p>
<h2>Che tempi faranno?</h2>
<p>Scenari per un mondo (im)possibile nel nuovo libro dell’economista francese Alain Minc. dove si parla di donne al comando, maschi bianchi ribelli e nuove, inaspettate, capitali globali (oops!&#8230; nessuna in europa )</p>
<p><strong>di Marta Cervino</strong></p>
<p>Forse non sarà infallibile, ma neanche inaffidabile come un oracolo della Pizia. Perché se a fare ipotesi sul mondo che verrà si cimenta Alain Minc &#8211; saggista, economista, consigliere politico vicino a Sarkozy e insignito della Legione d’Onore &#8211; c’è da fare attenzione. Il suo nuovo libro I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo (Chiarelettere) ipotizza «in una visione soggettiva che rinvendico volentieri» scenari (più o meno) verosimili: dall’opa di Gazprom su Total, all’indipendenza della Scozia, al giorno in cui l’euro varrà 2,5 dollari.<br />
<strong>Tra questi dieci scenari/metafore qual è: a) il più probabile; b) il più pericoloso; c) il migliore.</strong> L’unica certezza è il sorpasso demografico della Francia sulla Germania. In una generazione la Germania perderà 10 milioni di abitanti e la Francia ne guadagnerà 10. Il più pericoloso è un possibile attacco israeliano sull’Iran (con blocco dello stretto di Ormuz e conseguente emergenza petrolio). Il migliore? In realtà nessuno è veramente positivo per la nostra vecchia Europa.<br />
<strong>Che fare per uscire dalla crisi?</strong> I governi si sono comportati come si augurava Keynes quando tutto va male: intervenendo pesantemente. Ora dovrebbero fare come suggeriva Keynes quando tutto va bene: avere la mano leggera.<br />
<strong>Dopo Così parlò Zarathustra, I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo: è lei il Nostradamus del terzo millennio?</strong> Non gioco a fare Nostradamus. I miei scenari non sono predizioni, ma possibili metafore su poste essenziali.<br />
<strong>Perché, come scrive, i giovani maschi bianchi dovrebbero insorgere?</strong> Il politicamente corretto, la tutela di donne e minoranze, danneggiano gli interessi dei giovani maschi bianchi che diventeranno una lobby come un’altra.<br />
<strong>Che ruolo avranno le donne nel futuro?</strong> Il potere sarà loro assicurato.<br />
<strong>Forza e debolezza del nostro paese?</strong> Stanno entrambe nella sua stabilità.<br />
<strong>Ipotesi per l’undicesimo giorno: il Vaticano conquisterà il mondo, l’Italia avrà un imperatore, Mediaste lancerà un’opa sulla Cnn, che dice?</strong> Sbagliato: il Vaticano non ha futuro, l’Italia si accontenterà di sopravvivere, Mediaset esploderà dopo Berlusconi.<br />
<strong>Qual è oggi la nostra grande illusione?</strong> L’ingenuità tecnologica.<br />
<strong>Di cosa dobbiamo aver paura: Cina, Iran, Asia (che secondo lei nel 2021 potrebbe vincere tutti i Nobel)?</strong> A breve, di tre cose: Iran, Iran, Iran.<br />
<strong>Le cinque città più importanti per il futuro?</strong> Pechino, Shanghai, Mumbai, San Paolo e, forse, New York.<br />
<strong>Un suo libro si intitolava La Nuova Trinità: giudici, media, opinone pubblica. Qual è oggi la trinità del potere?</strong> La stessa, ma cambia l’ordine: multimedia, opinione pubblica, giudici.<br />
<strong>Che succederebbe, come immagina, se Google comprasse il New York Times per un dollaro?</strong> Sarebbe la fine del giornalismo indipendente classico.<br />
<strong>Tre segnali di ottimismo?</strong> Abbiamo superato una crisi che avrebbe potuto essere peggiore di quella del ‘30. Le democrazie sono sempre più solide in un mondo in sviluppo. Ci potranno essere guerre, ma mai più “la Guerra”.</p>
<h2>Previsioni prêt-à-porter</h2>
<p>I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo, il nuovo saggio di alain minc, è suddiviso in dieci capitoli: provocazioni e «sfide chiave per il futuro a breve, medio o lungo termine».<br />
dal giorno in cui la cina invaderà Taiwan a quello in cui il terrorismo minaccerà di far esplodere un’arma nucleare etc. in libreria dal 19 febbraio (chiarelettere, e 12,60).</p>
<p><strong><a title="PDF originale dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/marie_claire.pdf" target="_blank">Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</a></strong> (1,1 Mb)</p>
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		<title>Quel che RESTA dei TREND</title>
		<link>http://www.fondazionecapri.org/2010/01/25/quel-che-resta-dei-trend/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 18:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>

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		<description><![CDATA[Prevedere gli stili del futuro, ossessione costante di chi opera nella moda e non solo, l’analisi delle tendenze ha cambiato metodi e valenze   lo confermano coolhunter urban watcher; industriali e creativi di fama internazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 Gennaio 2010</strong> &#8211; “Non guardo le tendenze. Mi affido solo al miointuito”. Con questa istintiva e lapidaria affermazione Walter van Beirendonck ha riassunto, lo scorso ottobre, nella trecentesca Certosa di San Giacomo, il suo approccio progettuale al lavoro di stilista nell’ambito del Capri Trend Watching Festival.</p>
<p><span id="more-2486"></span></p>
<p><img class="size-full wp-image-2487 alignleft" style="margin-right: 10px;" title="Fashion" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/03/fashion.jpg" alt="Fashion" width="200" height="263" align="left" />Ben lungi dal voler provocare, il corpulento designer con la barba da orco buono ha così espresso la sua pur rispettosa indifferenza nei confronti del tema indagato dall’evento organizzato dalla Fondazione Capri e da Elena Marinoni. “Si fa sempre un gran parlare di tendenze   fa notare la ricercatrice dell’osservatorio Tomorrow, now &#8211; che, di fatto, perdono il loro appeal non appena diventano argomento di analisi e di discussione da parte dei media”. Soprattutto in un momento come quello attuale, votato al pluralismo estetico e dominato da un’anarchica polverizzazione delle informazioni, dei bisogni e delle ispirazioni. “Oggigiorno non ha più senso indicare le’ tendenze   afferma Francesco Morace di Future Concept Lab   ma è possibile fornire un iniziatico scenario alle aziende che devono cercare e trovare un proprio spazio, coltivando e ottimizzando distintive specificità “. “E infatti mutato lo scenario nel quale nascono e si evolvono i trend   puntualizza il sociologo   che non sono più gli imprescindibili must consacrati dagli anni Ottanta”. Sono state infatti superate le antiche divisioni tra le creazioni griffate e gli stili della strada, tra la fast fashion e il prêt à porter tradizionale, come pure le vecchie teorie sui cicli della moda che, di fatto, ha rallentato i suoi tempi.</p>
<h2>Ora le megatendenze durano più a lungo</h2>
<p>“Rispetto al passato   afferma Fausto Caletti, consulente stilistico di filature e aziende tessili   i megatrend durano molto più a lungo, come dimostra l’ancora forte successo nell’abbigliamento di un colore come il viola che, lanciato sulle passerelle circa cinque anni fa, è ancora ben presente nelle collezioni e nei negozi”. “Per contro si è intensificata la velocità con la quale, grazie al web, viaggiano le informazioni stilistiche” osserva Alberto Costabello dello studio A+A di Andrea Dall’Olio. A causa di questi mutamenti, è fondamentale cogliere sul nascere, senza arroganti e ingenue pretese assolutistiche, i segnali deboli che anticipano i cambiamenti. “Bisogna essere capaci di registrare con tempismo piccoli segnali significativi   dice Dall’Olio   con un metodo capillare e bene organizzato”.<br />
“I dati necessari per queste rilevazioni   interviene Ma¬rinoni   sono a disposizione di tutti, ma solo alcuni li sanno cogliere prima degli altri”. Questi osservatori   paragonati da William Gibson a “una cartina da tornasole umana ad alta definizione”   rispondono all’anglofilo nome di trendwatcher. A costoro il festival promosso dalla Fondazione Capri ha saputo dare un meritato risalto, sottolineandone l’importante apporto nella rilevazione dei lifestyle, che, secondo il filosofo Fulvio Carmagnola, tra i relatori dell’evento, “ riprogettano l’esperienza umana in un’ottica di consumo edonistico, attivando una non sempre sintonica dialettica tra progettisti e consumatori”.</p>
<h2>Professione trendwatcher: tra metodo e istinto</h2>
<p>Ma chi sono i trendwatcher e come operano nel monitoraggio degli stili che verranno? “Sono professionisti, giornalisti, creativi e artisti   risponde Marinoni   che vivono in importati città chiave del mondo, dove captano le tendenze emergenti sulla base dell’osservazione diretta delle abitudini e dei consumi locali”. 21 sono gli snodi glocal degli urbanwatcher dell’osservatorio Tomorrow, now, Che si affida ad una metodologia di ricerca di matrice etnografica e a una costante mappatura di significativi magazine e di siti web internazionali.</p>
<h3>Capri Trend Watching Festival/Pronti per l’edizione del 2010</h3>
<p>Non era facile mettere insieme l’ispirato magnetismo della “guru” Li Edelkoort, la polemica vocazione del filosofo Fulvio Carmagnola, il caustico anticonformismo dell’artista Francesco Jodice, il convinto ecologismo dell’imprenditore Marco Roveda, la lucidità analitica dell’antropologo Ted Polhemus, la spiazzante visionarietà dello stilista Walter van Beirendonck e la trascinante dialettica di Cris Anderson di Wired in un evento contenitore che tentasse di offrire un trasversale spaccato sulle tendenze emergenti e sull’attività di chi con queste si rapporta nel quotidiano esercizio della sua professione. C’è riuscita la Fondazione Capri che, sotto la direzione di Elena Marinoni dell’osservatorio Tomorrow, now lo scorso ottobre ha creato dal nulla e a tempo record il Capri Trend Watching Festival. Questa manifestazione ha fatto il punto sulle principali tendenze del momento e ha chiarito le strategiche competenze degli urbanwatcher (come lo spagnolo Israel Rocha, ritratto nella locandina a lato), che osservano i comportamenti, le abitudini, le scelte di consumo e i riferimenti socioculturali dei trend setter. Tre sono stati i macro orientamenti individuati dai ricercatori di Tomorrow, now, che operano in 21 città chiave del mondo: “Super green” (la diffusa attitudine alla nuova frugalità eco friendly), “Urban signs” (i comportamenti creativi legati alla fruizione attiva delle città) e “Daily Aesthetics” (la dilagante estetizzazione degli oggetti di uso quotidiano). “Questo festival   dice Marinoni   è stata una faticosa scommessa, ma gli insperati e incoraggianti riscontri che ne sono derivati ci hanno già indotti a organizzare l’edizione del 2010 “</p>
<p><strong>Rocco Mannella</strong></p>
<p><strong><a title="Il PDF dell'articolo originale" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/03/Fashion.pdf" target="_blank">Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</a></strong></p>
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		<title>Travelogue, un progetto per la Fondazione Capri</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 16:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e Critica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gennaio 2010 &#8211; Inaugurata la scorsa primavera, la Fondazione Capri, nata sulla spinta di alcuni imprenditori di Capri e Anacapri guidati da Gianfranco Morgano e Antonio Cacace, ha dato avvio ad una variegata offerta di programmi culturali che oltre ad aver segnato l&#8217;estate caprese ha già attirato anche l&#8217;attenzione di un pubblico più ampio.

Se è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/05/arte-e-critica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2410" title="Arte e Critica" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/05/arte-e-critica.jpg" alt="Arte e Critica" width="200" height="31" /></a></p>
<p><strong>Gennaio 2010</strong> &#8211; Inaugurata la scorsa primavera, la Fondazione Capri, nata sulla spinta di alcuni imprenditori di Capri e Anacapri guidati da Gianfranco Morgano e Antonio Cacace, ha dato avvio ad una variegata offerta di programmi culturali che oltre ad aver segnato l&#8217;estate caprese ha già attirato anche l&#8217;attenzione di un pubblico più ampio.</p>
<p><span id="more-2470"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2471" style="margin-right: 10px;" title="Arte e Critica" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/arte_e_critica.jpg" alt="Arte e Critica" width="200" height="279" align="left" />Se è finanche ovvio che alla base del progetto ci sia la necessità di una riflessione su nuove possibili dimensioni e strategie turistiche, è significativo che fra appuntamenti musicali, reading, spettacoli di danza e conferenze, scelti con fa cura di chi vuole restituire all&#8217;isola quel livello qualitativo che ha contraddistinto passate stagioni, abbia trovato posto un progetto come Travelogue. Curato da Arianna Rosica e Massìmiliano Scuderi, Travelogue è stato concepito non tanto come una vetrina di bei nomi (che pure di fatto sono stati coinvolti) per un luogo storicamente glam, bensì come un momento di ricerca rivolto alla cittadinanza, nello specifico ai ragazzi dell&#8217;Istituto Gemito di Anacapri. Sandro Ghìa, Gianni Caravaggio, Angelo Mosca, Lorenza Lucchi Basili, Alessandro Rizzi, Zafos Xagoraris, nella loro eterogeneità di approcci al fare arte &#8211; eterogeneità che sul piano curatoriale rappresenta a mio avviso il valore principale del progetto, in un momento in cui cresce l&#8217;esigenza di scardinare cliché stanchi e steccati superflui, che pure hanno dominato la scena nazionale e internazionale per troppi, lunghi, anni – hanno lavorato con gli studenti di Anacapri sviscerando il tema del viaggio sia come esperienza legata ad una idea consolidata di turismo sia, soprattutto, come percorso intimamente personale di lettura, percezione, restituzione dello spazio quotidiano condiviso.<br />
Da sottolineare, avendoli constatati in prima persona, l&#8217;entusiasmo, l&#8217;energia, la collaboratività con la quale sia gli alunni sia i professori hanno saputo interpretare questo tipo di esperienza, per loro inusuale, con e intorno all&#8217;arte.</p>
<p><strong>Daniela Bigi</strong></p>
<p><strong><a title="Il Pdf originale dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/arte_e_critica.pdf" target="_blank">Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</a> </strong>(608 Kb)<strong><br />
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		<title>Fondazione Capri: tutti gli eventi del 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 16:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yQQhhFnVvQk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/yQQhhFnVvQk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Sguardi sul futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Kult]]></category>

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Dicembre 2009/Gennaio 2010 &#8211; Come saranno gli stili di vita del futuro? Quanto di quello che sta accadendo oggi nel mondo dell’arte, della moda, del design, della progettazione degli spazi urbani, della tecnologia muterà le nostre abitudini di vita e di consumo? Quali saranno le prossime avanguardie? A queste domande il Capri Trendwatching Festival ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2425" title="Kult Magazine" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/kult-magazine.png" alt="Kult Magazine" width="153" height="32" /></p>
<p><strong>Dicembre 2009/Gennaio 2010</strong> &#8211; Come saranno gli stili di vita del futuro? Quanto di quello che sta accadendo oggi nel mondo dell’arte, della moda, del design, della progettazione degli spazi urbani, della tecnologia muterà le nostre abitudini di vita e di consumo? Quali saranno le prossime avanguardie? A queste domande il Capri Trendwatching Festival ha cercato di dare risposta mettendo a confronto alcuni tra i più acuti osservatori di tendenze nel mondo (i cosiddetti urban watchers). Risultato? Una serie di pronostici, intuizioni, previsioni circostanziate, quasi profetiche e, in qualche caso, ottimistiche.</p>
<p><span id="more-2421"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2422" title="Kult" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/kult.jpg" alt="Kult" width="200" height="261" align="left" />Anticipatrice di tendenze, guru della moda internazionale, dal 1980 è autrice di libri e audiovisivi innovativi e si occupa di analisi e di ricerca degli stili di vita più diversi per i più importanti brand internazionali, LI EDELKOORT, trend forecaster, ci ha posto di fronte a un lucido resoconto anticipando la moda del 2011. «Il giallo sarà il nuovo rosa», ha detto, più serafica che vaticinante. Spiegando: «Adesso che abbiamo iniziato a ricostruire la società e a rendere solide le fondamenta del nostro mercato, che abbiamo sfruttato le nostre fonti di energia e che ci siamo concentrati su quello che ci viene meglio, a un tratto ci accorgiamo che vogliamo liberarci dalla paura e dall’aggressione». La sua ricetta per il nostro futuro stile di vita è il ritorno alla vita rurale, campestre, semplice (abbiamo approfondito l’argomento con una lunga intervista esclusiva sul numero scorso ndr). I tessuti cercheranno di ricordare la natura, il mare, gli animali, il colore prenderà le sue nuance da elementi primari, dalle piume di uccelli equatoriali e dalle squame variopinte dei pesci tropicali. Dal lino al velluto, l’imperativo sarà fluidità, leggerezza, per sentirci comodi e liberi, sempre più simili alla natura incontaminata. L’acqua è perciò l’elemento fondamentale, la metafora del futuro che verrà: «È l’elemento più prezioso che abbiamo. L’acqua nutre, forgia e definisce la nostra esistenza, fungendo da principio economico e di scambio, fonte di benessere e di energia e principio di bellezza, tempio della contemplazione e luogo di incontro (ad esempio le spa, ndr). Questo secolo sarà all’insegna dell’acqua o non sarà». Esperto di subculture giovanili, moda e pop (nel 1975 pubblicava il suo pionieristico Fashion &amp; Antifashion, seguito da altri scritti che includono Bodystyles, Popstyles, The Customized Body e Style Surfing) l’antropologo TED POLHEMUS ha mostrato come la specifica attitudine umana di trasformare la propria apparenza, lungi dall’essere un vezzo frivolo e casuale, offra una chiave di lettura storica e culturale sul cambiamento sociale e sull’identità delle persone. Analizzando i modelli uniformi degli anni ‘50 (MARLON BRANDO), passando per la minigonna e arrivando fino alle spalle larghe anni ‘80 della donna manager, conferma che, dopo gli imperativi del “total look” imposti da riviste e passerelle, sono arrivati nuovi modelli culturali: «Come nel film Blade Runner (dove il personaggio della replicante PRIS interpretato da DARYL HANNAH anticipava l’imminente esplosione del movimento Punk), nel presente non ci sono più regole, ciascuno crea la propria immagine, dunque il proprio stile, affermando la propria personalità. L’offerta sarà sempre più vasta e noi non vogliamo più sentire imposizioni». Non c’è e non ci sarà più, per POLHEMUS, “la” moda, ma lo “stile” anzi, tanti stili, espressione di singole individualità: una vera e propria democrazia della moda. Come dimostrano le collezioni incredibili e futuribili, a metà fra immaginario gay bear e postatomic, dello stilista WALTER VAN BEIRENDONCK.</p>
<p>Docente di moda, considerato il più visionario tra gli “Antwerp Six”, i sei designer che a partire dagli anni Novanta hanno fatto di Anversa una delle capitali della moda mondiale, VAN BEIRENDONCK si è imposto con uno stile al contempo moderno e inattuale, che si avvale di nuovi media e nuove reti creative, mixando fotografia e arte visuale, grafica e web design, musica e styling avveniristico. Il suo stile altamente scenografico e i suoi messaggi estremi, aperti a più livelli di lettura, comprendono temi politici e sociali legandosi a elementi in apparente contrasto come la natura e l’universo cyber. Utilizzando modelli sui generis per i suoi fashion show sta rivoluzionando il mondo della moda spostando l’attenzione da Milano e Parigi verso la sorprendente Anversa. Le sue sfilate sono vere e proprie performance, confermando il trend messo in luce da MARIA LUISA FRISA. Critico e storico della moda, docente all’IUAV di Venezia, FRISA intercetta che nel futuro il legame tra moda e arte contemporanea sarà sempre più forte ed evidente: «Abbiamo già dei casi notevoli: VANESSA BEECROFT ha portato la moda nel mondo dell’arte usandola in maniera perfetta. VIKTOR&amp;ROLF citano GILBERT &amp; GEORGE in cerca di una riconoscibilità che traduce le loro collezioni in atti performativi e gli consente una visibilità tale da poter applicare la propria genialità ad altre forme di design. MATTHEW BARNEY, uno dei più grandi talenti dell’oggi, non a caso è stato un modello e non a caso ha lavorato sull’uso del corpo attingendo proprio alla sua esperienza personale nel mondo della moda». Ma è nella realtà del pianeta che, saltando da un continente all’altro, è possibile rintracciare una serie di novità, di sorprese, di interventi “unici” destinati probabilmente ad allargare il tiro: “4th floor”, parrucchiere milanese che riceve in casa un cliente per volta; il dilagare degli house concert, musica dal vivo per pochi da seguire in appartamenti privati o comunque in luoghi non convenzionali della musica; i party organizzati last minute nei Bancomat di Berlino; il bluetooth utilizzato per fare amicizia in metrò; i Guerrilla-Drive in, gruppi di cinefili che organizzano proiezioni estemporanee sui muri delle periferie più degradate; le lezioni di Pilates da strada offerte dalle fermate dei bus a Londra; il city-fit, ovvero l’idea di tenersi in forma andando su e giù per le scale dei grattacieli di New York; le case 100 k (100 mq per 100mila euro) dell’architetto MARIO CUCINELLA, a basso impatto e a basso costo. Il ritorno al passato e la salvaguardia della natura (il cosiddetto pensiero Supergreen) determinano il boom di corsi di taglio e cucito negli Stati Uniti, il trionfo della bici ovunque sia pianeggiante con google map per ciclisti, mentre si moltiplicano i gesti di eco-guerriglia con “bombe” di semi piantati ovunque e aiuole e spazi abbandonati occupati con giardini a cura di privati cittadini. Ancora una volta New York è il baluardo della contemporaneità, il riferimento per la genesi delle nuove fenomenologie, la casa ideale del futuro, il luogo dove è possibile trasformare la vecchia ferrovia sopraelevata (High Line) in un giardino pensile che subito diventa una nuova passeggiata per nativi e turisti. Se ci aspetta un mondo free, non libero ma gratuito, come vorrebbe CHRIS ANDERSON, guru della rivista “Wired”, o se l’evoluzione in atto nel mondo del Web che da 2.0 diventa Web al quadrato (Web Squared) e le nuove frontiere della Augmented Reality incideranno realmente nella nostra nuova vita “verde”, come tenta di spiegare il visionario scrittore di fantascienza BRUCE STERLING, ancora non è dato sapere.</p>
<p>Chi offre una prospettiva diversa, meno ottimistica è FRANCESCO JODICE. Artista, fotografo e videomaker tra i più passionali, indaga soprattutto il mondo reale: la sua ricerca investiga i cambiamenti nel comportamento sociale di individui qualsiasi o di intere comunità in diversi ambiti urbani e geografici. Al suo attivo ha lavori come “Citytellers” (serie di docu-film che raccontano i fenomeni di autorganizzazione nelle maggiori metropoli mondiali), What We Want (atlante di comportamenti sociali e urbani attraverso 50 metropoli) o The Secret Traces (ricerca basata sul pedinamento fotografico di persone sconosciute in diverse città del mondo, che osserva e compara lo stile di vita di cittadini anonimi attraverso la loro quotidianità). Mostrando un reportage su Pixacao, la crew che tagga i grattacieli “bene” di San Paolo in Brasile con messaggi pacifici, o i paesaggi desolati del Kazakistan con i relitti di enormi navi sdraiati sul fondo del lago Aral completamente prosciugato (le città, il paesaggio e le comunità intorno al lago di Aral sono state lo scenario del più drammatico e devastante laboratorio scientifico-militare della guerra fredda, diventate una sorta di “archeologia dell’umanità”) o immagini pazzesche sulle corse dei cammelli nel deserto a Dubai (diventate sempre più popolari e con premi sempre più ricchi, oggetto di attenzione internazionale a causa dei bambini-fantini rapiti, seviziati e torturati per bloccarne la crescita), JODICE ci distrae per un attimo dalla magia del patinato e ci riporta al disastro dei terzi, quarti, quinti mondi. Più vicini dell’immaginabile. Prenderne coscienza potrebbe essere un futuro trend?</p>
<p><strong>Ciro Cacciola</strong><strong></strong></p>
<p><a title="Il PDF originale dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/kult.pdf" target="_blank"><strong>Scarica il PDF dell&#8217;articolo</strong></a> (732 Kb)</p>
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		<title>Travelgoue work</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[ArteVariante]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dicembre 2009 &#8211; Il progetto prende le mosse dall’analisi del fenomeno del turismo, che nella cultura occidentale contemporanea viene percepito come ricerca di luoghi incontaminati, vergini e autentici. Ciò che si vuole dimostrare attraverso la mostra è esattamente la dimensione contraddittoria di questo tema, che porta a riflettere su alcuni aspetti del vivere contemporaneo, quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artevariante.blogspot.com/search/label/Fondazione%20Capri"><img class="alignnone size-full wp-image-2419" title="ArteVariante" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/arte-variante.png" alt="ArteVariante" width="200" height="85" /></a></p>
<p><strong>Dicembre 2009</strong> &#8211; Il progetto prende le mosse dall’analisi del fenomeno del turismo, che nella cultura occidentale contemporanea viene percepito come ricerca di luoghi incontaminati, vergini e autentici. Ciò che si vuole dimostrare attraverso la mostra è esattamente la dimensione contraddittoria di questo tema, che porta a riflettere su alcuni aspetti del vivere contemporaneo, quali la percezione dello spazio e i temi legati al concetto di ospitalità.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo su <a title="L'articolo originale su ArteVariante" href="http://artevariante.blogspot.com/search/label/Fondazione%20Capri" target="_blank">ArteVariante</a></p>
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		<title>Let’s urbanwatching!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 10:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[Scopriamo insieme la nuova disciplina che mira a svelare nuove mode e tendenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2389" style="border: 0pt none;" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-12.png" alt="Albatros" width="200" height="35" /></p>
<p><strong>Dicembre 2009</strong> &#8211; Per molti è ancora un’espressione sconosciuta, per altri è un vero e proprio mestiere ma, in generale, altro non è che una metodologia di ricerca sociale capace di intercettare le tendenze e le mode che caratterizzeranno in futuro i nostri stili di vita. Stiamo parlando dello Urban Watching, attività di analisi sociologica che in tutto il mondo vede tantissimi proseliti, ricevendo sempre maggiore riconoscimento anche dal punto di vista accademico e scientifico.</p>
<p><span id="more-2461"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2462" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/moda.png" alt="Albatros" width="200" height="289" align="left" />Recentemente celebrato sull’isola di Capri in occasione del “Trendwatching Festival”, il fenomeno è reso possibile e sta sviluppandosi grazie all’opera di specifici “urbanwatchers” (o “trendwatchers”), i quali indagano, girando per le vie della propria città e intuendone le evoluzioni di stile, l’immagine e l’aspetto che questa e i suoi abitanti assumeranno nel futuro prossimo. E’ il caso, ad esempio, di Israel Roca, che nella sua Madrid ha trovato “i sintomi di tante tendenze riscontrabili anche in altre città del mondo, cosa che fa pensare ad un comportamento globale che sta prendendo piede”. Ma quali sono queste mode, quindi, che andranno a caratterizzare le nostre vite nei prossimi anni? “Più che altro – ci confida Roca – è possibile rintracciare 5 parole chiave, ciascuna legata a un determinato filone. La prima è nostalgia: pensando al passato, si cercherà sempre più di recuperare da una realtà diversa elementi e stili da reinterpretare, in memoria dei ‘bei tempi andati’; poi c’è l’intimacy, che è un concetto strettamente collegato al primo, ovvero la ricerca di una domesticità anche in ambienti e situazioni lontane dalla sfera casalinga, sul lavoro come nel tempo libero. Terza parola è invece “urban signs”: i segni del mondo che si evolve sono insiti all’interno delle stesse città, girando per le quali possiamo ritrovare i nuovi filoni artistici e le intuizioni di persone cui, magari, sarebbe necessario dare maggiore risalto dal punto di vista sociale e artistico. Infine, gli ultimi due concetti legati alle nuove tendenze sono quello del “daly aesthetics”, ovvero del gusto dell’estetica nei luoghi della quotidianità, e del “supergreen”, della costante tensione verso uno stile di vita sempre sostenibile e rispettoso dell’ambiente”.</p>
<p>Tali 5 filoni, quindi, si mescolano e si interscambiano in un costante divenire che definisce i temi cardine della nostra realtà e dei nostri stili di vita, evidenziando così la centralità e l’importanza oramai assunta dall’“osservazione urbana” ai nostri giorni. Persone in tutto il mondo lavorano sul campo per riuscire, calandosi appieno nel contesto cittadino, a registrare le discontinuità di quest’ultimo, ciò che rispetto al passato appare diverso e rivisitato. “Lo urbanwatcher – ci spiega Maixut Alvarez Pardo, “osservatrice” colombiana impegnata su Bogotà – non inventa nulla, ma scruta, osserva e, nel caso, rintraccia quali sono gli stili in grado di inserirsi all’interno di un fil rouge di cambiamento globale. Un modo per dare luce ai percorsi di senso che uniscono i vari luoghi e le persone, oltre che per avallare quanto più possibile quel concetto tanto inflazionato di comunità mondiale, che, tuttavia, ad oggi ancora è ben lontano dalla sua realizzazione”.</p>
<p><strong>Carmen Ragosta</strong></p>
<h2>Dicembre tutto da… mordere!</h2>
<p>Ci prepariamo a un dicembre intenso, fatto di luci, magia, evasione, party e nuove emozioni da rivivere. Un mese che non dimentica di appassionarsi alla moda, e che inneggia al vampirismo: abiti lunghi, visi pallidi, eleganza chic, trucco da seduttrici, gioielli “all fashion” e sangue freddo, nel mese più caotico e carico di impegni dell’anno. Il vampirismo è la nuova tendenza che ha contagiato tutti grazie al successo di film come “Twilight” e libri sull’argomento; noi, però, dovremo essere pronti per “succhiare” non sangue ma eleganza, classe, bon-ton dalle passerelle per essere sorprendenti, surreali, affascinanti, misteriosi e concedersi anche quell’aria un po’ immortale…</p>
<p>Abito lungo, rosso, dalla scollatura profondissima per catturare tutti gli sguardi dei presenti, per lasciare sangue freddo, by Dior. Abito nero di lurex dallo spacco vertiginoso, Givenchy Couture. Mantella nera per essere sempre elegantissime, Giambattiste Valli. Anello mordente da Delfina Delettrez. Smoking ‘Noir’ Nina Ricci. Catena collier in metallo Burberry. Scarpe rivestite di pizzo nero con tacco a clessidra fermato da due boules di perle, Louis Vuitton. Pochette in metallo dorato e raso, Alexander McQueen. Bracciale rigido in strass color notte Yves Saint Laurent. Collier oscuramente luminoso in cristallo mordoré di Baccarat. Smalto “Dahlia Rouge”, Dior.</p>
<p>Vestirsi di ironia e sfilare per le strade del mondo, tingere la realtà coi propri colori per nascondere tutte le negatività, è la chiave di tutto, per riuscire a sentirsi immortali proprio come i vampiri, al di sopra del reale, del quotidiano, per sapere di potercela fare in ogni momento della nostra vita. Auguri a tutti, con la forza del vampirismo, che contagia la moda, le arti, il lavoro, la società e tutti quanti sono ancora bramosi di addentare, prima possibile, la felicità!</p>
<p><strong>Filomena Carrella</strong></p>
<p><strong><a title="Il PDF dell'articolo originale" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/moda.pdf" target="_blank">Scarica il PDF dell&#8217;articolo originale</a> </strong>(148 Kb)<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Mario Cucinella: una casa a misura di desiderio</title>
		<link>http://www.fondazionecapri.org/2009/12/08/mario-cucinella-una-casa-a-misura-di-desiderio/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 10:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia siamo messi male. Abbiamo perso il concetto di professionalità. In Francia, mi chiamano ‘Monsieur l’Architect’, da noi mi sento un ‘archittetto socialmente inutile']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2366" style="border: 0pt none;" title="albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-1.png" alt="albatros" width="200" height="50" /></p>
<p><strong>Dicembre 2009</strong> &#8211; Recentemente, in occasione del Mipim Award, l’Oscar del settore immobiliare assegnato dal mercato internazionale della proprietà, con la sua opera “Cset” (Centre for Sustainable Energy Technologies) un edificio che accoglie una scuola per la diffusione delle tecnologie ecosostenibili, ha lasciato a bocca aperta noi e i giudici del concorso, che gli hanno assegnato il premio per l’edizione 2009.</p>
<p><span id="more-2451"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2455" title="albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/attualita-albatros.png" alt="albatros" width="200" height="289" align="left" />Sono anni, tuttavia, che Mario Cucinella, uno dei più grandi architetti del mondo, dopo i mesi passati nello studio di Renzo Piano ha intrapreso una carriera che lo ha visto consacrarsi tra i principali esponenti del design internazionale.</p>
<p>Egli, infatti, è riuscito nel tempo ad unire il gusto estetico e la costante capacità di rinnovamento con i temi legati alla progettazione ambientale e alla sostenibilità, sviluppando alfine un’architettura innovativa e al tempo stesso attenta alla realtà in cui va ad inserirsi.</p>
<p>L’occasione per incontrarlo è stata l’edizione 2009 del Capri Trendwatching Festival, durante la quale Cucinella ha partecipato proprio ad una tavola rotonda dal titolo “SuperGreen” volta a sottolineare il suo impegno nella diffusione della cultura low-impact e del “pensiero verde”.</p>
<p><strong>Grazie alla sua opera ma non solo, negli ultimi tempi sempre più frequente è il nesso tra architettura e ambiente. Come lo spiega?</strong></p>
<p>“Beh, l’architetto di per sé è un mestiere ecologico: si prendono delle risorse e si trasformano in un oggetto nuovo. Tuttavia, in generale, un architetto si mette a parlare di consumi e sostenibilità poiché proprio la presenza o meno di risorse rinnovabili e il consumo di energia condiziona il nostro operato. E da questo nasce l’attuale legame architettura-ambiente.”</p>
<p><strong>L’attenzione per il contesto ambientale in cui le costruzioni vanno ad inserirsi è, però, qualcosa che arriva colpevolmente in ritardo…</strong></p>
<p>“Purtroppo sì, ma d’altronde oggi non si potrebbe fare altrimenti. In una giornatatipo, dagli anni ‘60 ad oggi, il consumo di elettricità è cresciuto di quasi 50 volte, dato che non è accettabile poiché, con un tasso di crescita del genere, il futuro, anche prossimo, diverrebbe insostenibile. Qui, quindi, entra in gioco la figura dell’architetto, il quale diventa soggetto fondamentale per capire come distribuire al meglio i consumi tra costruzioni, industria e trasporti.”</p>
<p><strong>Quale può essere, quindi, il “credo” del’architettura eco-sostenibile?</strong></p>
<p>“La prima e unica legge penso sia: non produrre energia per poi consumarla male. Il mio lavoro, infatti, non è solo artistico – di sicuro c’è anche quello – ma è soprattutto un lavoro scientifico, da ‘costruttore virtuale’. Non c’è qualcuno che determina i canoni della sostenibilità, anche perché, ad esempio, non è il solo risparmio energetico né altri elementi presi singolarmente a determinare l’eco-sostenibilità di un’azienda. Questa, invece, è data dalla volontà degli imprenditori e dalla capacità degli architetti di seguirne le direttive. Siamo in una fase di cambiamento, la tecnologia ha aperto nuove frontiere, ora tocca a noi utilizzarle per l’ecosostenibilità.”</p>
<p><strong>Sono in molti gli architetti che hanno aderito a questa “sfida”?</strong></p>
<p>“A dir la verità no. In Europa, purtroppo, o forse nell’intero Occidente, abbiamo questa mania di riempire ciò che è vuoto, ed è per questo motivo che le nostre città diventano sempre più delle megalopoli con una elevatissima densità abitativa, la quale senza dubbio nuoce all’ambiente e alla qualità della vita. Si progetta ancora secondo modelli predefiniti, che non soddisfano l’utente finale né rispettano la natura. In molti ancora non sono riusciti a comprendere che la chiave non sta nella ricerca di spazi nuovi ma nella rivalutazione di quelli già esistenti, una riqualificazione in grado di renderli più vivibili con dei costi, peraltro, molto più competitivi.”</p>
<p><strong>Ecosostenibilità, impatto zero, risparmio energetico: il vocabolario degli ambientalisti di nuova generazione si infittisce sempre di più alla ricerca delle strategie da implementare. Ma come siamo arrivati a questo punto di non ritorno?</strong></p>
<p>“Purtroppo con un atteggiamento che, per anni, ha pensato solo al presente. Ad esempio, se oggi tutto il mondo volesse vivere come vivono gli americani ci vorrebbero esattamente 5 pianeti per ‘sostenerlo’. Noi italiani, invece, siamo messi meglio, perché ci vorrebbe solo un pianeta e un terzo. Il dramma risiede nel fatto che, al tempo stesso, se tutti vivessimo come gli africani consumeremmo solo un terzo delle risorse mondiali. E’ uno scompenso assurdo che rende bene l’idea di quanto un livellamento risulti imprescindibile, anche e soprattutto da un punto di vista socio-politico.”</p>
<p><strong>Crede davvero che l’architettura possa cambiare questo stato di cose?</strong></p>
<p>“Di certo non può farlo da sola, ma può interagire in maniera funzionale con governi e industrie. In futuro, il compito dell’architetto deve essere quello non solo di migliorare i propri edifici, ma di cambiarli, inaugurando una nuova generazione di costruzioni. Al centro del processo creativo non ci sarà più l’individuo ma un’insieme di elementi: gli interessi del nucleo familiare, la sostenibilità, le aspettative condivise. Gli architetti devono diventare ‘portatori sani’ di quella capacità di trovare il giusto equilibrio tra natura e società.”</p>
<p><strong>Lei è spesso impegnato all’estero e ha fatto un po’ il punto sulla situazione mondiale dell’universo del design. In Italia, invece, a suo avviso come siamo messi?</strong></p>
<p>“Male. Abbiamo totalmente perduto il concetto di professionalità. Non si premiano più le competenze, le capacità, le intuizioni. In Francia, ad esempio, mi chiamano sempre ‘Monsieur l’Architect’, in Italia, invece, mi sono provocatoria mente autodefinito ‘archittetto socialmente inutile’ poiché faccio una fatica esagerata a trovare lavoro. Penso che gli architetti, come gli artisti, debbano tracciare le linee guida per la società che verrà, ma questo purtroppo ancora non accade, soprattutto da noi.”</p>
<p><strong><a title="Il Pdf originale dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/attualita.pdf" target="_blank">Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</a></strong> (208 Kb)</p>
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		<title>Travelogue a Capri</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:35:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
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Novembre 2009 &#8211; Costituita lo scorso maggio da un gruppo d’imprenditori di Capri e Anacapri (presieduti da Gianfranco Morgano e Antonio Cacace) con la partecipazione della città di Capri e del Comune di Anacapri e il contributo della Regione Campania, la fondazione Capri si pone come obiettivi la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2408" title="Interni" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/interni-magazine.png" alt="Interni" width="200" height="47" /></p>
<p><strong>Novembre 2009</strong> &#8211; Costituita lo scorso maggio da un gruppo d’imprenditori di Capri e Anacapri (presieduti da Gianfranco Morgano e Antonio Cacace) con la partecipazione della città di Capri e del Comune di Anacapri e il contributo della Regione Campania, la fondazione Capri si pone come obiettivi la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico; la produzione e la diffusione della cultura sul territorio isolano; la formazione e il sostegno delle eccellenze locali nelle varie discipline.</p>
<p><span id="more-2401"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2402" style="margin-right: 10px;" title="Interni" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/interni.png" alt="Interni" width="200" height="276" align="left" />Nata anche per riaffermare la vocazione dell’isola a laboratorio artistico culturale, fondato sul binomio turismo cultura, la fondazione Capri si rivolge in primis al territorio e alla popolazione quali soggetti privilegiati nella fruizione delle sue diverse attività, pur perseguendo obiettivi di visibilità internazionale, Da sempre avvezza a ospitare celebrità del mondo dell’arte, dell’imprenditoria, della politica e dello spettacolo, l’isola più bella d’Italia oggi si picca della formazione di giovani talenti locali dalle comprovate doti artistico intellettuali, sostenendoli grazie a borse di studio, soggiorni all’estero, premi, festival. Tra le più recenti iniziative, citiamo il Capri trend waching festival sugli stili di vita contemporanei, e Travelogue (travel+blog) progetto d’arte a cura di Arianna Rosica e Massimiliano Scuderi. In collaborazione con l’istituto Gemito di Anacapri, la fondazione Capri nello specifico sostiene un progetto di ‘formazione in viaggio’, rivolto a oltre 200 studenti, prevedendo il soggiorno sull’isola di sette artisti di chiara fama, i quali organizzano dei laboratori didattici, con gli allievi e i loro insegnanti, utilizzando tutti i media (scultura, pittura, fotografia, video). Tra gli artisti, invitato speciale è Sandro Chia, esegeta della Transavanguardia, poi Gianni Caravaggio, Angelo Mosca, Lorenza Lucchi Basili, Tu’M, Alessandro Rizzi, Zafos Xagoraris. Gli studenti sono dunque stati chiamati a esprimersi con un ‘racconto’ di viaggio, inteso come ‘itinerario’ finalizzato alla costituzione di un proprio immaginario, utilissimo per decriptare il mondo e per poi riprogettarlo grazie a una sua visione più ampia. Iniziato in settembre, il peregrino progetto si è completato in ottobre con una mostra (sino al 4 novembre) sugli esiti dei laboratorii artistici. (O.C.)</p>
<p><a title="Scariva il PDF dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/interni.pdf" target="_blank"><strong>Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</strong></a> (1,3 Mb)</p>
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		<title>Pronti al meglio?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:34:18 +0000</pubDate>
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7 novembre 2009 &#8211; Insieme all’altro guru Chris Anderson, direttore della rivista Wired e anticipatore della social network revolution, l’olandese Edelkoort è stata la guest star della prima edizione del Capri Trendwatching Festival, convegno sugli stili di vita del prossimo futuro.
leggi l&#8217;articolo su Lei Web
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/11/07/pronti-al-meglio/"><img class="size-full wp-image-2416 alignnone" title="lei" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/lei.png" alt="leiweb" width="200" height="117" /></a></p>
<p><strong>7 novembre 2009</strong> &#8211; Insieme all’altro guru Chris Anderson, direttore della rivista Wired e anticipatore della social network revolution, l’olandese Edelkoort è stata la guest star della prima edizione del Capri Trendwatching Festival, convegno sugli stili di vita del prossimo futuro.</p>
<p>leggi l&#8217;articolo su <a title="L'articolo originale su Lei Web" href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/11/07/pronti-al-meglio/" target="_blank">Lei Web</a></p>
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