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	<title>Fondazione Capri &#187; Albatros</title>
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	<description>Tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale dell'isola di Capri</description>
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		<title>Il mare in mostra</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[Presso la Certosa di Capri la personale fotografica di Mimmo Jodice]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2810" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/07/Albatros.png" alt="Albatros" width="200" height="40" /></p>
<p><strong>Luglio 2010</strong> &#8211; Nell’ambito delle mostre dedicate ai grandi artisti della fotografia, la Fondazione Capri ha inaugurato con successo lo scorso 10 luglio, nella splendida cornice della Certosa dell’isola azzurra, la mostra di Mimmo Jodice “Figure del mare”.</p>
<p><span id="more-2795"></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2797" style="margin-right: 10px;" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/07/Albatros.jpg" alt="albatros" width="200" height="290" align="left" />La personale, curata da Roberta Valtorta, sarà visitabile fino al 4 settembre e va a celebrare uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea, la cui opera è riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Dalle prime sperimentazioni sui codici, le tecniche, i concetti della fotografia, alle indagini sui mali sociali di Napoli e del Sud dell’Italia; dal lungo lavoro sulla complessità del paesaggio contemporaneo e sulle grandi città di molte parti del mondo, all’approfondimento del tema dell’archeologia, dell’arte antica, della cultura del Mediterraneo, fino alla narrazione del mare come luogo assoluto, la sua opera vasta e intensa attraversa più di quattro decenni: queste solo alcune delle tematiche sviluppate dall’artista partenopeo che con le quaranta opere esposte, grazie anche alla collaborazione del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, raccoglie la sua riflessione più profonda e recente.</p>
<p>In questa due grandi weltanschauung si intrecciano: la visione del mare come luogo del vuoto, dell’assenza di paesaggio, del silenzio, della sospensione temporale come risposta al caos della vita contemporanea; e la persistenza del passato nel presente, attraverso la rappresentazione di frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità, resti dell’antica civiltà del Mediterraneo che il mare stesso si è incaricato di conservare, rimodellare e infine restituirci. Il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, è per Jodice un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, nella stagione della maturità, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi.</p>
<p>Il titolo della mostra, quindi, indica non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile.</p>
<p><strong>Carmen Ragosta</strong></p>
<p><strong><a title="PDF dell'articolo originale" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/07/Albatros.pdf" target="_blank">Scarica il PDF dell&#8217;articolo</a></strong> (240 Kb)</p>
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		<title>Let’s urbanwatching!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 10:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[Scopriamo insieme la nuova disciplina che mira a svelare nuove mode e tendenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2389" style="border: 0pt none;" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-12.png" alt="Albatros" width="200" height="35" /></p>
<p><strong>Dicembre 2009</strong> &#8211; Per molti è ancora un’espressione sconosciuta, per altri è un vero e proprio mestiere ma, in generale, altro non è che una metodologia di ricerca sociale capace di intercettare le tendenze e le mode che caratterizzeranno in futuro i nostri stili di vita. Stiamo parlando dello Urban Watching, attività di analisi sociologica che in tutto il mondo vede tantissimi proseliti, ricevendo sempre maggiore riconoscimento anche dal punto di vista accademico e scientifico.</p>
<p><span id="more-2461"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2462" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/moda.png" alt="Albatros" width="200" height="289" align="left" />Recentemente celebrato sull’isola di Capri in occasione del “Trendwatching Festival”, il fenomeno è reso possibile e sta sviluppandosi grazie all’opera di specifici “urbanwatchers” (o “trendwatchers”), i quali indagano, girando per le vie della propria città e intuendone le evoluzioni di stile, l’immagine e l’aspetto che questa e i suoi abitanti assumeranno nel futuro prossimo. E’ il caso, ad esempio, di Israel Roca, che nella sua Madrid ha trovato “i sintomi di tante tendenze riscontrabili anche in altre città del mondo, cosa che fa pensare ad un comportamento globale che sta prendendo piede”. Ma quali sono queste mode, quindi, che andranno a caratterizzare le nostre vite nei prossimi anni? “Più che altro – ci confida Roca – è possibile rintracciare 5 parole chiave, ciascuna legata a un determinato filone. La prima è nostalgia: pensando al passato, si cercherà sempre più di recuperare da una realtà diversa elementi e stili da reinterpretare, in memoria dei ‘bei tempi andati’; poi c’è l’intimacy, che è un concetto strettamente collegato al primo, ovvero la ricerca di una domesticità anche in ambienti e situazioni lontane dalla sfera casalinga, sul lavoro come nel tempo libero. Terza parola è invece “urban signs”: i segni del mondo che si evolve sono insiti all’interno delle stesse città, girando per le quali possiamo ritrovare i nuovi filoni artistici e le intuizioni di persone cui, magari, sarebbe necessario dare maggiore risalto dal punto di vista sociale e artistico. Infine, gli ultimi due concetti legati alle nuove tendenze sono quello del “daly aesthetics”, ovvero del gusto dell’estetica nei luoghi della quotidianità, e del “supergreen”, della costante tensione verso uno stile di vita sempre sostenibile e rispettoso dell’ambiente”.</p>
<p>Tali 5 filoni, quindi, si mescolano e si interscambiano in un costante divenire che definisce i temi cardine della nostra realtà e dei nostri stili di vita, evidenziando così la centralità e l’importanza oramai assunta dall’“osservazione urbana” ai nostri giorni. Persone in tutto il mondo lavorano sul campo per riuscire, calandosi appieno nel contesto cittadino, a registrare le discontinuità di quest’ultimo, ciò che rispetto al passato appare diverso e rivisitato. “Lo urbanwatcher – ci spiega Maixut Alvarez Pardo, “osservatrice” colombiana impegnata su Bogotà – non inventa nulla, ma scruta, osserva e, nel caso, rintraccia quali sono gli stili in grado di inserirsi all’interno di un fil rouge di cambiamento globale. Un modo per dare luce ai percorsi di senso che uniscono i vari luoghi e le persone, oltre che per avallare quanto più possibile quel concetto tanto inflazionato di comunità mondiale, che, tuttavia, ad oggi ancora è ben lontano dalla sua realizzazione”.</p>
<p><strong>Carmen Ragosta</strong></p>
<h2>Dicembre tutto da… mordere!</h2>
<p>Ci prepariamo a un dicembre intenso, fatto di luci, magia, evasione, party e nuove emozioni da rivivere. Un mese che non dimentica di appassionarsi alla moda, e che inneggia al vampirismo: abiti lunghi, visi pallidi, eleganza chic, trucco da seduttrici, gioielli “all fashion” e sangue freddo, nel mese più caotico e carico di impegni dell’anno. Il vampirismo è la nuova tendenza che ha contagiato tutti grazie al successo di film come “Twilight” e libri sull’argomento; noi, però, dovremo essere pronti per “succhiare” non sangue ma eleganza, classe, bon-ton dalle passerelle per essere sorprendenti, surreali, affascinanti, misteriosi e concedersi anche quell’aria un po’ immortale…</p>
<p>Abito lungo, rosso, dalla scollatura profondissima per catturare tutti gli sguardi dei presenti, per lasciare sangue freddo, by Dior. Abito nero di lurex dallo spacco vertiginoso, Givenchy Couture. Mantella nera per essere sempre elegantissime, Giambattiste Valli. Anello mordente da Delfina Delettrez. Smoking ‘Noir’ Nina Ricci. Catena collier in metallo Burberry. Scarpe rivestite di pizzo nero con tacco a clessidra fermato da due boules di perle, Louis Vuitton. Pochette in metallo dorato e raso, Alexander McQueen. Bracciale rigido in strass color notte Yves Saint Laurent. Collier oscuramente luminoso in cristallo mordoré di Baccarat. Smalto “Dahlia Rouge”, Dior.</p>
<p>Vestirsi di ironia e sfilare per le strade del mondo, tingere la realtà coi propri colori per nascondere tutte le negatività, è la chiave di tutto, per riuscire a sentirsi immortali proprio come i vampiri, al di sopra del reale, del quotidiano, per sapere di potercela fare in ogni momento della nostra vita. Auguri a tutti, con la forza del vampirismo, che contagia la moda, le arti, il lavoro, la società e tutti quanti sono ancora bramosi di addentare, prima possibile, la felicità!</p>
<p><strong>Filomena Carrella</strong></p>
<p><strong><a title="Il PDF dell'articolo originale" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/moda.pdf" target="_blank">Scarica il PDF dell&#8217;articolo originale</a> </strong>(148 Kb)<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Mario Cucinella: una casa a misura di desiderio</title>
		<link>http://www.fondazionecapri.org/2009/12/08/mario-cucinella-una-casa-a-misura-di-desiderio/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 10:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia siamo messi male. Abbiamo perso il concetto di professionalità. In Francia, mi chiamano ‘Monsieur l’Architect’, da noi mi sento un ‘archittetto socialmente inutile']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2366" style="border: 0pt none;" title="albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-1.png" alt="albatros" width="200" height="50" /></p>
<p><strong>Dicembre 2009</strong> &#8211; Recentemente, in occasione del Mipim Award, l’Oscar del settore immobiliare assegnato dal mercato internazionale della proprietà, con la sua opera “Cset” (Centre for Sustainable Energy Technologies) un edificio che accoglie una scuola per la diffusione delle tecnologie ecosostenibili, ha lasciato a bocca aperta noi e i giudici del concorso, che gli hanno assegnato il premio per l’edizione 2009.</p>
<p><span id="more-2451"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2455" title="albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/12/attualita-albatros.png" alt="albatros" width="200" height="289" align="left" />Sono anni, tuttavia, che Mario Cucinella, uno dei più grandi architetti del mondo, dopo i mesi passati nello studio di Renzo Piano ha intrapreso una carriera che lo ha visto consacrarsi tra i principali esponenti del design internazionale.</p>
<p>Egli, infatti, è riuscito nel tempo ad unire il gusto estetico e la costante capacità di rinnovamento con i temi legati alla progettazione ambientale e alla sostenibilità, sviluppando alfine un’architettura innovativa e al tempo stesso attenta alla realtà in cui va ad inserirsi.</p>
<p>L’occasione per incontrarlo è stata l’edizione 2009 del Capri Trendwatching Festival, durante la quale Cucinella ha partecipato proprio ad una tavola rotonda dal titolo “SuperGreen” volta a sottolineare il suo impegno nella diffusione della cultura low-impact e del “pensiero verde”.</p>
<p><strong>Grazie alla sua opera ma non solo, negli ultimi tempi sempre più frequente è il nesso tra architettura e ambiente. Come lo spiega?</strong></p>
<p>“Beh, l’architetto di per sé è un mestiere ecologico: si prendono delle risorse e si trasformano in un oggetto nuovo. Tuttavia, in generale, un architetto si mette a parlare di consumi e sostenibilità poiché proprio la presenza o meno di risorse rinnovabili e il consumo di energia condiziona il nostro operato. E da questo nasce l’attuale legame architettura-ambiente.”</p>
<p><strong>L’attenzione per il contesto ambientale in cui le costruzioni vanno ad inserirsi è, però, qualcosa che arriva colpevolmente in ritardo…</strong></p>
<p>“Purtroppo sì, ma d’altronde oggi non si potrebbe fare altrimenti. In una giornatatipo, dagli anni ‘60 ad oggi, il consumo di elettricità è cresciuto di quasi 50 volte, dato che non è accettabile poiché, con un tasso di crescita del genere, il futuro, anche prossimo, diverrebbe insostenibile. Qui, quindi, entra in gioco la figura dell’architetto, il quale diventa soggetto fondamentale per capire come distribuire al meglio i consumi tra costruzioni, industria e trasporti.”</p>
<p><strong>Quale può essere, quindi, il “credo” del’architettura eco-sostenibile?</strong></p>
<p>“La prima e unica legge penso sia: non produrre energia per poi consumarla male. Il mio lavoro, infatti, non è solo artistico – di sicuro c’è anche quello – ma è soprattutto un lavoro scientifico, da ‘costruttore virtuale’. Non c’è qualcuno che determina i canoni della sostenibilità, anche perché, ad esempio, non è il solo risparmio energetico né altri elementi presi singolarmente a determinare l’eco-sostenibilità di un’azienda. Questa, invece, è data dalla volontà degli imprenditori e dalla capacità degli architetti di seguirne le direttive. Siamo in una fase di cambiamento, la tecnologia ha aperto nuove frontiere, ora tocca a noi utilizzarle per l’ecosostenibilità.”</p>
<p><strong>Sono in molti gli architetti che hanno aderito a questa “sfida”?</strong></p>
<p>“A dir la verità no. In Europa, purtroppo, o forse nell’intero Occidente, abbiamo questa mania di riempire ciò che è vuoto, ed è per questo motivo che le nostre città diventano sempre più delle megalopoli con una elevatissima densità abitativa, la quale senza dubbio nuoce all’ambiente e alla qualità della vita. Si progetta ancora secondo modelli predefiniti, che non soddisfano l’utente finale né rispettano la natura. In molti ancora non sono riusciti a comprendere che la chiave non sta nella ricerca di spazi nuovi ma nella rivalutazione di quelli già esistenti, una riqualificazione in grado di renderli più vivibili con dei costi, peraltro, molto più competitivi.”</p>
<p><strong>Ecosostenibilità, impatto zero, risparmio energetico: il vocabolario degli ambientalisti di nuova generazione si infittisce sempre di più alla ricerca delle strategie da implementare. Ma come siamo arrivati a questo punto di non ritorno?</strong></p>
<p>“Purtroppo con un atteggiamento che, per anni, ha pensato solo al presente. Ad esempio, se oggi tutto il mondo volesse vivere come vivono gli americani ci vorrebbero esattamente 5 pianeti per ‘sostenerlo’. Noi italiani, invece, siamo messi meglio, perché ci vorrebbe solo un pianeta e un terzo. Il dramma risiede nel fatto che, al tempo stesso, se tutti vivessimo come gli africani consumeremmo solo un terzo delle risorse mondiali. E’ uno scompenso assurdo che rende bene l’idea di quanto un livellamento risulti imprescindibile, anche e soprattutto da un punto di vista socio-politico.”</p>
<p><strong>Crede davvero che l’architettura possa cambiare questo stato di cose?</strong></p>
<p>“Di certo non può farlo da sola, ma può interagire in maniera funzionale con governi e industrie. In futuro, il compito dell’architetto deve essere quello non solo di migliorare i propri edifici, ma di cambiarli, inaugurando una nuova generazione di costruzioni. Al centro del processo creativo non ci sarà più l’individuo ma un’insieme di elementi: gli interessi del nucleo familiare, la sostenibilità, le aspettative condivise. Gli architetti devono diventare ‘portatori sani’ di quella capacità di trovare il giusto equilibrio tra natura e società.”</p>
<p><strong>Lei è spesso impegnato all’estero e ha fatto un po’ il punto sulla situazione mondiale dell’universo del design. In Italia, invece, a suo avviso come siamo messi?</strong></p>
<p>“Male. Abbiamo totalmente perduto il concetto di professionalità. Non si premiano più le competenze, le capacità, le intuizioni. In Francia, ad esempio, mi chiamano sempre ‘Monsieur l’Architect’, in Italia, invece, mi sono provocatoria mente autodefinito ‘archittetto socialmente inutile’ poiché faccio una fatica esagerata a trovare lavoro. Penso che gli architetti, come gli artisti, debbano tracciare le linee guida per la società che verrà, ma questo purtroppo ancora non accade, soprattutto da noi.”</p>
<p><strong><a title="Il Pdf originale dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2010/01/attualita.pdf" target="_blank">Scarica il PDF originale dell&#8217;articolo</a></strong> (208 Kb)</p>
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		<title>Il futuro è adesso</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 16:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[Impeccabile la prima edizione del Trendwatching Festival sull’isola azzurra, organizzato dalla Fondazione Capri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2366" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-1.png" alt="albatros" width="200" height="50" /></p>
<p><strong>6 novembre 2009</strong> &#8211; Scorgere nel presente i segni del futuro, anticipare gli stili, i trend, i cambiamenti che caratterizzeranno il nostro domani: questo l’ambizioso progetto del Capri Trendwatching Festival. Il mondo del design, così come quello della moda e della tecnologia, è in rapido mutamento e la manifestazione che ha avuto luogo dal 15 al 17 ottobre, patrocinata dalla Fondazione Capri, attraverso un intenso ed interessante programma, ha voluto proprio fornire risposte in materia, tracciando linee guida per tutti coloro i quali trovano difficile orientarsi in questo caleidoscopico labirinto fatto di tendenze in continua evoluzione.</p>
<p><span id="more-2360"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2361" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros.jpg" alt="Albatros" width="200" height="288" align="left" />Il Festival ha preso le mosse dall’osservatorio internazionale “Tomorrow Now”, che ha raccolto i dati relativi alle ricerche sul campo condotte in ventuno città-chiave del mondo tra cui Napoli, Tokyo e New York. Gli “urbanwatchers”, protagonisti di questo esperimento, hanno rilevato nuovi fenomeni che si stanno simultaneamente affermando in luoghi fortemente diversi tra loro e che probabilmente condizioneranno il gusto negli anni a venire. Tra le novità registrate emerge il desiderio di casa, di intimo, che si manifesta nel tentativo di ricreare ovunque sia possibile ambienti caldi e familiari. Durante l’evento si sono alternate poi, coordinate dall’impeccabile curatrice del Festival Elena Marinoni, eminenti personalità italiane e straniere. Il primo giorno di lavori ha visto la moda come indiscussa protagonista con una special guest di tutto riguardo: Li Edelkoort, guru mondiale nel settore e direttrice della Design Academy Eindhoven. In grado di anticipare in media di due anni i gusti del pubblico tramite un’accurata analisi degli stili di vita, con uno sguardo sempre attento alla sfera economica, la Edelkoort, individua negli elementi della natura i punti di riferimento per i prossimi anni, segno della necessità dell’uomo di riconciliarsi con le proprie origini in un mondo sempre più frequentemente scosso da eventi negativi quali guerre e crisi finanziarie. A seguire l’acuto intervento del professor Fulvio Carmagnola, filosofo e docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, che ha preso in esame il ruolo dell’urbanwatcher ed ha affrontato criticamente il rapporto tra trend, mercato e consumatore. La seconda giornata della manifestazione si è aperta invece all’insegna del Super Green, ossia del pensiero verde, che fa della sostenibilità uno stile di vita.  Personaggi di spicco di questo appuntamento sono stati l’architetto Mario Cucinella, l’eco-imprenditore Marco Roveda, e Patrizia Martello, Senior Consultant dell’Istituto di ricerca sul cambiamento sociale GPF. Da tutte le parti, durante una tavola rotonda moderata dalla giornalista Maria Luisa Pezzali, si è sottolineata l’esigenza di abbracciare scelte che siano rispettose dell’ambiente: dalla progettazione di edifici ecocompatibili all’impostazione delle abitudini di ciascuno nella propria quotidianità, che dovrebbero essere improntate al risparmio energetico e alla salvaguardia delle risorse naturali. Tra gli ospiti d’onore del Festival lo scrittore di fantascienza Bruce Sterling e Walter Van Beirendonck, fashion designer e professore nel dipartimento di moda della Royal Academy of Arts di Anversa.  Il primo ha accompagnato i partecipanti in un affascinante viaggio lungo le più recenti frontiere del cyberspazio, alla scoperta della augmented reality, un nuovo orizzonte della realtà virtuale che integra la realtà in cui è compreso il soggetto con nuove informazioni, fornendogli così una percezione “aumentata” della stessa. Il secondo, invece, intervistato da Maria Luisa Frisa, direttrice del Corso di Laurea in Design della moda all’università Iuav di Venezia, ha portato al Trend Watching uno sguardo eccentrico e non convenzionale, anticonformista proprio come le sue sfilate, rappresentative dello spirito dell’uomo considerato il più visionario tra gli stilisti che hanno fatto di Anversa una capitale mondiale della moda. Hanno chiuso i lavori della manifestazione interventi altrettanto fecondi e carichi di spunti di riflessione che hanno visto la partecipazione di esperti quali Chris Anderson, direttore di “Wired”, rivista cult per le tematiche di carattere tecnologico, l’antropologo Ted Polhemus, e il fotografo Francesco Jodice. Momenti particolarmente interessanti sono stati poi quelli relativi alla tavola rotonda Daily Aesthetics a cui hanno preso parte Maria Luisa Frisa, Marco Senaldi, Agostino Bossi, Fulvio Carmagnola ed il confronto sugli “Urban Signs”, volto ad individuare come gli elementi strutturali della città si intreccino con le storie, la cultura, le forme d’arte e d’espressività urbana, che ha visto coinvolti lo storico e critico dell’architettura contemporanea Mario Lupano, Beniamino Saibene, presidente dall’associazione “esterni”, e il già citato Francesco Jodice. Il Capri Trendwatching Festival, grazie alla sapiente organizzazione e al contributo di esimi specialisti, si è imposto quindi come un evento unico nel suo genere, e nel prendere atto del successo registrato non ci resta che aspettare la prossima edizione, che, nell’accezione più positiva del termine, non potrà che rivelarsi un appuntamento davvero trendy!</p>
<p><strong>Carmen Ragosa</strong></p>
<p><strong><a title="Scarica il PDF dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros.pdf" target="_blank">Scarica il PDF dell&#8217;articolo</a></strong> (292 Kb)<strong><a title="Scarica il PDF dell'articolo" href="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros.pdf" target="_blank"><br />
</a></strong></p>
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		<title>Natura, famiglia e fluidità</title>
		<link>http://www.fondazionecapri.org/2009/11/10/natura-famiglia-e-fluidita/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 16:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Albatros]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza dubbio i colori semplici la faranno da padrone, ma il giallo sarà il colore principe. Credo che andrà a sostituire il rosa, che negli ultimi anni è stato sdoganato quale colore per tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2389" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-12.png" alt="Albatros" width="200" height="35" /></p>
<p><strong>6 novembre 2009</strong> &#8211; Essere sempre al passo coi tempi, se fino a qualche decennio fa poteva risultare il non plus ultra delle fashion victims, è oggi invece diventato un obiettivo condiviso da tutti. Nella attuale società dell’apparire, la democratizzazione del mondo della moda non poteva che essere il primo effetto, e quindi sfilate e passerelle si trasferiscono dai luoghi di culto del glamour internazionale alla realtà di tutti i giorni, con studenti, manager, mamme e perfino piccoli scolari trasformati in “modelli per caso” e sempre pronti a cambiare il proprio look seguendo l’evoluzione delle tendenze.</p>
<p><span id="more-2380"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2385" style="margin-right: 10px;" title="Albatros" src="http://www.fondazionecapri.org/wp-content/uploads/2009/11/albatros-11.png" alt="Albatros" width="200" height="289" align="left" />Come fare, quindi, a tornare leader in fatto di gusti? Semplice, è necessario anticipare le mode, arrivare prima degli altri, abbigliarsi secondo canoni di stile appartenenti al prossimo futuro. Per farlo, però, a meno che non si abbiano a disposizione megere da adoperare alla bisogna, l’unico modo per riuscire nel’intento senza “azzardare” improbabili previsioni, è affidarsi a chi fa questo di mestiere, ovvero ai cosiddetti “anticipatori di tendenze”. Questo mese, alfine di dare preziosi consigli a tutti i nostri lettori, abbiamo chiesto numi sui trend che verranno a uno dei guru della moda internazionale, che abbiamo incontrato a Capri in occasione del fortunatissimo e interessante appuntamento del Trendwatching Festival 2009, la Trend Forecaster olandese Li Edelkoort.</p>
<p><strong>Il suo contributo al Trendwatching Festival ha avuto come titolo “We are family”, un emblematico riferimento al ritorno in auge della “voglia di casa”… </strong><br />
“Sì, assolutamente. Ciò su cui mi sono concentrata la scorsa estate è stato percepire quali sarebbero stati i trend da seguire per la collezione primavera-estate 2011, e mentre ero lì nella mia casa vacanze mi è venuta una grande ispirazione: il mare. Ho voluto quindi unire, la potenza e la sinuosa forza delle grandi masse d’acqua con le sensazioni legate alla sfera domestica, il calore del focolare, la coesione familiare.”</p>
<p><strong>Quali saranno, quindi, le parole chiave per gli addetti ai lavori e gli appassionati?</strong><br />
“Sicuramente famiglia, fluidità e natura.  Tre elementi imprescindibili. Sarà necessario riprendere i colori della terra, colori semplici, veri, puri, sia in versione scura che ‘light’. Come sempre si potrà lasciare spazio alle trasparenze, ma i canoni di riferimento dovranno essere sempre l’etnicità, riecheggiante soprattutto il continente africano, e l’acqua in tutte le sue forme.”</p>
<p><strong>Tra le diverse tonalità, quale tuttavia, a suo avviso, la farà da padrone?</strong><br />
“Punto tutto sul giallo! Senza dubbio i colori semplici la faranno da padrone, ma il giallo sarà il colore principe. Credo che andrà a sostituire il rosa, che negli ultimi anni è stato sdoganato quale colore per tutti ed è stato utilizzato in tutte le salse…”</p>
<p><strong>Come sarà, invece, la donna dell’estate 2011?</strong><br />
“Certamente una donna aggressiva, ma sempre con un look ispirato al mare, diciamo che penso a una donna un po’ ‘sirenetta’!”</p>
<p><strong>In conclusione, quindi, quale il trend del glamour internazionale cui anche tutti i nostri lettori potranno “uniformarsi” per sentirsi irresistibilmente avanti coi tempi?</strong><br />
“L’obiettivo dovrà essere unico e semplice: recuperare, o meglio, ripristinare il romanticismo nel mondo della moda, utilizzando un gusto particolare ripreso dal passato, anche arrivando allo stile imperiale romano, e sviluppando quella raffinatezza e quel senso estetico che intrinsecamente possiamo cogliere nella natura. E’ alla fine una cosa che possiamo fare tutti, basta solo un po’ di sensibilità e buon gusto, che sono poi gli elementi sempre necessari per poter essere davvero alla moda.”</p>
<p><strong>Adriano Fiore</strong></p>
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